Omicidio a Manfredonia: ucciso Michele Romito in un agguato

Agguato intorno alle 21.00 di ieri a Manfredonia (Foggia). Michele Romito, 23 anni, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco mentre si trovava in auto alla periferia della città in viale Padre Pio. Il giovane era in compagnia dello zio Mario Luciano Romito, 44 anni, che ha riportato una lieve ferita al volto.

di remar


Agguato intorno alle 21.00 di ieri a Manfredonia (Foggia). Michele Romito, 23 anni, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco mentre si trovava in auto alla periferia della città in viale Padre Pio. Il giovane era in compagnia dello zio Mario Luciano Romito, 44 anni, che ha riportato una lieve ferita al volto.

Secondo la ricostruzione degli investigatori i due sono stati affiancati da uno o più sicari che hanno esploso verso di loro numerosi colpi. Sull’asfalto sono stati trovati dai carabienieri bossoli di fucile calibro 12 e di kalashnikov.

Michele Romito era il figlio di Franco, l’allevatore 43enne di Manfredonia ucciso in un agguato a Siponto il 21 aprile dello scorso anno insieme al suo autista Giuseppe Trotta.

A settembre del 2009, Mario Luciano, con il fratello Ivan, era stato già bersaglio di un attentato esplosivo con un ordigno rudimentale che era stato piazzato all’interno della ruota anteriore e della carrozzeria della sua auto.

A novembre dello stesso anno venne ammazzato Francesco Libergolis, 67 anni, detto “Ciccille u Calcarùle”, ritenuto dagli inquirenti elemento di spicco della criminalità del Gargano.

Per diverso tempo sarebbe stato lui a capo dell’omonimo clan contrapposto a quello dei Primosa-Alfieri in una faida che in 30 anni ha causato decine di morti ammazzati nell’area.

A gennaio di quest’anno a finire sotto i colpi dei killer era stato il figlio del presunto boss della famiglia rivale. Michele Alfieri 35 anni venne freddato alle otto di sera davanti ad un bar all’ingresso di Monte Sant’Angelo: una probabile risposta all’omicidio di Francesco Li Bergolis per gli investigatori.

Scrive Stato Quotidiano:

In base ai movimenti intercorsi negli anni in seno alla “famiglia”, Libergolis avrebbe avuto un ruolo “fondamentale” negli affari criminali del “clan” garganico: un clan simile ad una “grande famiglia’, nella quale confluivano tanto gli interessi dei montanari garganici quanto quelli della famiglia Romito di Manfredonia. Ma nel tempo si è parlato anche di una “netta presa di distanza” dei Romito dai montanari, fino al duplice omicidio, avvenuto come detto lo scorso 21 aprile, dell’allevatore Franco Romito e del suo autista personale.

Un faida sanguinosa scoppiata alla fine degli anni ’70 tra due famiglie un tempo vicine. Dall’archivio di Repubblica, anno 2008:

In principio fu una lite, fra le famiglie Primosa e Libergolis, fino ad allora socie in affari: a dividerle per sempre fu, nel lontano 1978, un pascolo abusivo di bestiame, conteso fra allevatori di Monte Sant´Angelo sul Gargano. Trent´anni suonati a colpi di lupara: 35 omicidi, oltre a quelli scomparsi e mai più ritrovati. Figli, fratelli e padri sanguinari, pronti anche a uccidere i propri consanguinei pur di rivendicare l´orgoglio dell´appartenenza alla “famiglia”.

(…) In guerra torneranno le 20 famiglie e le centinaia di persone, schierate per l´uno o per l´altro, raggruppate da un codice di onore. Come quello che spinse Antonio Silvestri nel maggio del 2000 ad uccidere suo padre Pasquale, mentre dormiva nel suo casolare in campagna. Il giovane sapeva che il padre, da tempo, aveva scelto di allontanarsi dal clan dei Libergolis, per avvicinarsi a quello, nemico, dei Primosa Alfieri. Certo, ci furono anche vecchie incomprensioni, rancori personali stratificati nella storia del loro rapporto, ma il motivo che più di altri spinse Antonio Silvestri a premere il grilletto fu la decisione di lasciare il clan a cui entrambi erano affiliati.

(…) Ma la guerra atavica fra i Libergolis e i Primosa affligge anche il riposo dei morti: raccontano gli anziani (ma gli investigatori ci credono e ne prendono nota) che solo uno dei due clan, quello in posizione dominante, abbia il diritto il 2 novembre di far visita alle tombe dei defunti, in una sorta di passeggiata trionfale e commemorativa.

Foto | Stato Quotidiano

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