Lucio Battisti: eredi hanno torto, festival di Molteno può continuare

Gli eredi sostenevano che erano stati utilizzati a scopo di lucro i diritti economici delle opere dell’artista.

Il Festival “Un’avventura, le emozioni” si può fare. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Milano, dando ragione al Comune di Molteno, in provincia di Lecco, che dal 1999 al 2005 organizzava la manifestazione in ricordo di Lucio Battisti, ma che nel 2011 era stato condannato a risarcire con 70mila euro moglie e figlio del cantautore, nonché le edizioni musicali Acqua Azzurra e L’aquilone, società intestatarie dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell’artista.

La manifestazione si tiene nel mese di settembre. Dunque è alle porte. Le polemiche, invece, vanno avanti da diverso tempo. Secondo gli eredi di Battisti, infatti, erano stati violati i diritti personali del cantante. Il tribunale civile aveva accolto questa tesi, sentenziando che nessuno può utilizzare il nome e l’immagine di una persona senza il suo consenso, e men che mai può farlo dopo la sua morte contro la volontà degli eredi. La Corte d’Appello ha completamente ribaltato la sentenza.

Il Comune di Molteno, nel corso delle edizioni, aveva guadagnato 220mila euro, derivanti da sponsorizzazioni legate al nome e all’immagine di Lucio Battisti. Ma l’amministrazione ha sempre fatto sapere di aver speso più di quanto ha incassato.

“Se dovessimo avallare la motivazione della Corte d’Appello di Milano – ha fatto sapere l’avvocato della famiglia Battisti – chiunque potrebbe utilizzare per finalità di sponsorizzazione il nome e/o l’immagine di un personaggio noto, senza il suo consenso, per promuovere un evento culturale e commemorativo, sostenendo di non guadagnarci nulla, ma solo alla scopo di coprire i costi dello stesso. Il che è aberrante sul piano giuridico”.

Gli eredi hanno annunciato il ricorso in Cassazione. “La sentenza farà sicuramente discutere, sono sempre più frequenti i casi di personaggi famosi del mondo dello spettacolo e non, o di loro eredi che denunciano l’illecita utilizzazione del nome e dell’immagine del proprio congiunto per scopi meramente speculativi”.