Pro 12: Benetton Treviso, le prime parole di Mat Berquist

Il mediano d’apertura neozelandese è arrivato domenica a Treviso, unico acquisto della Benetton.

Mat Berquist, ultimo e unico per questa stagione volto nuovo del Benetton Treviso, è arrivato nella nottata di sabato nella Marca e ha iniziato oggi a prendere confidenza con la sua nuova squadra, con le strutture del Centro Sportivo “La Ghirada” e anche con la città.

Nato a Waipukurau, nell’area di Hawke’s Bay, isola nord della Nuova Zelanda, l’11 maggio 1983, Mat proviene dal club francese del Biarritz Olympique e in precedenza a livello europeo ha indossato in un paio di occasioni la maglia del Leinster, prima di un brutto infortunio al ginocchio.

“Purtroppo alla mia seconda partita con il Leinster – commenta il giocatore – ho subito questo infortunio, ma ora sono pienamente recuperato e pronto a mettermi in gioco ed a disposizione della mia nuova squadra”. Avversari di quella tragica partita furono i Newport-Gwent Dragons e l’esperienza celtica del neozelandese è sinora, perciò, limitata al solo Galles, visto che l’altro avversario affrontato era la formazione degli Ospreys, primo rivale stagionale dei Leoni.

“Lo standard del rugby europeo, per quanto ho visto del RaboDirect PRO12 con Leinster e in Heineken Cup con Biarritz, è molto alto e simile a quello neozelandese. Ho visto squadre che amano giocare e muovere molto palla, che forse è comunque una caratteristica che è in comune tra i due tipi di rugby di cui ho avuto esperienza”. In Nuova Zelanda, invece, gli inizi sono quelli più tradizionali. Si comincia a scuola all’età di 5 anni e poi i vari passaggi per NPC, dove indossa la maglia di Otago – ai tempi dell’Università frequentata a Dunedin – e poi Hawke’s Bay ed Auckland, mentre nel Super Rugby debutta negli Highlanders e passa in seguito ai Crusaders, diventando la vera alternativa a un certo Dan Carter.

“Ho giocato prevalentemente come mediano di apertura, ma spesso anche come centro. Mi considero un giocatore che ama correre palla in mano, ma anche con discrete percentuali al piede e quindi non mi dispiace prendermi responsabilità e piazzare”. Dalla Nuova Zelanda la scelta di giocare in Irlanda, voluto personalmente dall’allora tecnico Joe Schmidt, oggi capo allenatore della Nazionale del trifoglio, ancora una volta con l’idea di diventare un back-up per Johnathan Sexton. L’infortunio ne ha, invece, limitato i piani e portato avanti nelle gerarchie la stella nascente Ian Madigan.

“Ovviamente ci sono moltissimi giocatori di rugby in Nuova Zelanda. Ho giocato in Nazionale a livello giovanile e poi con i New Zealand Maori, ma quando ho capito che non avrei avuto grosse possibilità con gli All Blacks, ho provato un’esperienza diversa e la via europea mi sembrava la più interessante”. Da poco, la moglie Donika – nome che tradisce le origini dell’Est Europa – in Australia gli ha regalato una delle gioie più grandi: la nascita del piccolo Marley. “Nome scelto da mia moglie, non c’è alcuna relazione con il cantante reggae – scherza Berquist – E’ una grandissima emozione, ma anche una fortuna essere qui adesso. Dopo alcune settimane, riesco finalmente a dormire per otto ore di fila. Ieri sera, quando ho incontrato Franco Smith e Marius Goosen scherzavamo anche sul fatto che sembra esserci qualcosa nell’aria da queste parti, visto l’alto numero dei bambini nati tra i miei compagni di squadra”.

Le sue prime impressioni su Treviso. “La città mi sembra molto bella, ma c’ero già stato a livello giovanile con la Nazionale. Spettacolare è il centro sportivo, non se ne vedono davvero tanti così in giro. Per quanto riguarda la squadra, conosco alcuni dei miei compagni per averli visti giocare con l’Italia, ma ancora non conosco molto del rugby italiano. Conosco, poi, Dean Budd per averci giocato come avversario. Quando ero ad Auckland, credo lui giocasse per Northland e quindi non siamo mai riusciti ad essere nella stessa squadra. Del Benetton so che è una squadra molto competitiva, che gioca un buon rugby e che punta a traguardi ambiziosi e anche questo mi ha motivato nella mia scelta di venire qui”.

Impossibile, infine, non chiedere al nuovo acquisto biancoverde quali siano le sue aspettative per la nuova stagione. “Negli ultimi due anni non sono riuscito per vari motivi a giocare molto, perciò il mio primo obiettivo è quello di riuscire a ritagliarmi uno spazio e aumentare la mia confidenza di settimana in settimana”.

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