Elezioni 2013 – Bersani: «Nel mio governo 20 ministri»

Il segretario PD, intervistato dal “Piccolo” di Trieste, si dice fiducioso nella vittoria

di guido

È un Pierluigi Bersani che ostenta ottimismo e sicurezza quello che, a Trieste, si fa intervistare nella sede del “Piccolo” e parla del suo futuro governo, del Monte dei Paschi di Siena e dei sondaggi che vedono il PD in calo. Per prima cosa, risponde al costituzionalista Michele Ainis che, dalle pagine del Corriere, chiedeva ai candidati di rivelare prima del voto i nomi dei futuri ministri:

Non ne sento l’urgenza. Non vorrei che passassimo dai lustrini al totoministri. Il mio tentativo testardo, sino al voto, è rifiutare tutto quello che distrae la campagna elettorale dal tema di fondo: come uscire dalla crisi più lunga e difficile del dopoguerra.

Poi però deve piegarsi alla curiosità, e anticipa che vorrebbe una ventina di ministri in tutto: nel governo Monti sono 17, nell’ultimo governo Berlusconi erano 22 più 3 viceministri, quindi niente di particolarmente innovativo, anche se è una cesura rispetto al governo Prodi II che aveva 26 ministri e 10 vice (peraltro Bersani ne aveva già parlato al dibattito per le primarie, e Renzi aveva detto che ne bastavano 10). Questa la “ricetta” del segretario sulla composizione del governo:

Nel mix della squadra di governo ci vuole la presenza di una generazione nuova ma sperimentata, un presidio di qualche esperienza, tante donne, nessuna invenzione. Basta guardare le nostre liste.


Ma prima di comporre il governo bisogna vincere le elezioni, e i sondaggi non sono più così favorevoli come qualche settimana fa. Bersani si dice tranquillo usando una delle sue espressioni tipiche che tanto faranno contento Maurizio Crozza:

Ci sono i sondaggi, e c’è l’orecchio a terra. E il mio sente che la destra non va sottovalutata, che non abbiamo la vittoria in tasca, ma che abbiamo lavorato a fondo. Si ricorda di cosa dicevano un mese prima delle comunali di Milano?

Riguardo alla vicenda Monte dei Paschi, Bersani insiste sulla sua versione: il PD nazionale non c’entra niente, tutto è nato da un “localismo imparentato con una struttura finanziaria”, e nessuno può autoassolversi:

Abbiamo avuto un parlamentare che si è dimesso per fare il sindaco di Siena (Ceccuzzi, ndr) e cercare di smontare il meccanismo. L’hanno fatto saltare. E uno degli attori principali è in lista con Monti, quindi lo ripeto, non cerchino di diffamarci.

Ed è proprio il premier il bersaglio principale di Bersani, più di Berlusconi che viene liquidato come “il Cavaliere delle favole”:

So che la competizione ti prende un po’ la mano. Ma mi aspettavo la prendesse da un’altra parte… Monti, invece, scopre i nostri difetti solo adesso. E dice che può stare con la destra senza Berlusconi rubando il mestiere a Casini.

E Monti sbaglia a copiare Berlusconi promettendo meno tasse:

Berlusconi è imbattibile. Chi si mette sulla sua strada, pensando di competere, spreca il fiato. Ognuno deve fare il suo mestiere. E lasciare le favole a Berlusconi.

Riguardo il taglio delle tasse, però, Bersani non esclude niente:

Io non voglio certo trasmettere l’idea che esista qualcosa di impossibile. Ma mi colpisce che quello che era impossibile sino a ieri, diventi possibile domani. Io sono fiducioso, so che l’Italia ne verrà fuori, ma non raccontando favole. Nell’anno di grazia 2013 vanno affrontate subito le posizioni più esposte e più deboli: non credo, ad esempio, che siamo a posto con gli ammortizzatori sociali.[…] Nell’immediato Imu progressiva. Poi registrare quali sono i margini ricavabili dalla riduzione dei tassi di interesse, dal controllo della spesa pubblica, dalla fedeltà fiscale e destinarli alle fasce più deboli, all’abbassamento del costo del lavoro e agli investimenti nell’occupazione.

Infine, una parola sulle possibilità di accordo post-elettorale con i centristi. Bersani smentisce di avere parlato con Casini (“Non so da dove vengano fuori queste ricostruzioni”), ribadisce la possibilità di una collaborazione (“L’Italia deve avere qualcuno che ha il 51% in Parlamento ma governa come se avesse il 49% perché i problemi sono molto seri.”), ma lancia un avvertimento a Monti sulle possibili “incrinature” che possono crearsi adesso:

Sto alla sostanza. L’incrinatura più profonda è politica. Cito la Lombardia: noi facciamo la scelta più civica che ci sia, candidando Ambrosoli, e “Scelta civica” che fa? Appoggia Albertini. Questa decisione tutta politica mi turba alquanto.