Test d’ingresso all’Università a caro prezzo: a Genova la tassa passa da 30 a 50 euro

A Genova per tutti e 35 i corsi universitari a numero chiuso la tassa per l’iscrizione alla prova di ammissione è passata da 30 a 50 euro.

Fino al 26 agosto gli studenti che vogliono seguire uno dei 35 corsi universitari a numero chiuso dell’Università di Genova potranno iscriversi ai test d’ingresso, ma dovranno sborsare 50 euro, soldi che non recupereranno mai, né se saranno ammessi né se saranno esclusi.

Se, dunque, da una parte gli studenti sono soddisfatti per lo spostamento delle date delle prove di ammissione di Medicina e Architettura, le più difficili, che da luglio sono slittate a settembre, permettendo a coloro che hanno sostenuto la maturità di riprendere fiato, dall’altro sono molto infastiditi dall’aumento della tassa per l’iscrizione al solo test d’ingresso. Fino all’anno scorso, infatti, ammontava a 30 euro e quest’anno si ritrovano un rincaro di 20 euro.

Si parla di un giro d’affari di oltre 140mila euro perché in ballo ci sono 2.800 posti in 35 diversi corsi universitari e a questi bisogna aggiungere i tantissimi studenti che pagheranno la tassa, sosterranno il test, ma non saranno ammessi.

Il rappresentante degli studenti genovesi nel Senato Accademico, Andrea Grande, si fa portavoce dei suoi colleghi ed evidenzia come l’aumento della tassa sia passato inosservato perché l’attenzione è stata catalizzata dallo spostamento delle date dei test di Medicina e Architettura che lui definisce un “contentino”, inoltre critica tutto il sistema dei corsi a numero chiuso perché nonostante la limitazione dell’accesso ad alcune professioni i risultati sperati non ci sono e i laureati sono ugualmente senza lavoro.

Secondo Grande, bisognerebbe seguire l’esempio della Francia, dove non ci sono test d’ingresso, ma per esempio a Medicina dopo il primo anno chi non ha sostenuto tutti gli esami non può più continuare. Insomma, i corsi a numero chiuso, soluzione con la quale si cerca di affrontare le nuove esigenze del mondo del lavoro e soprattutto vuole limitare il fenomeno dei giovani “parcheggiati” all’Università che vanno fuori corso per anni, non sarebbe, secondo gli studenti genovesi, il modo migliore per aiutarli.

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