Sud Africa: anche De Villiers contro le quote razziali

Il primo allenatore nero nella storia degli Springboks critica la scelta della Federazione di imporre un numero minimo di “blacks” in campo.

Della serie, non piace neanche per coloro cui è pensata. La nuova regola che la SARU vuole imporre ai club della Vodacom Cup – cioè la convocazione obbligatoria di sette giocatori neri per ogni match – è stata infatti ieri criticata fortemente da Peter De Villiers, il primo tecnico nero degli Springboks.

De Villiers sa benissimo, infatti, cosa significa essere considerato “una scelta politica”. Per tutti gli anni da coach del Sud Africa, infatti, ha dovuto affrontare le critiche di chi non lo riteneva all’altezza, ma messo lì solo per il colore della sua pelle. E, così, ora il tecnico guarda con dubbio alla nuova proposta.

“E’ la peggior decisione che potesse venir presa. Tutti li guarderanno e penseranno che sono stati una scelta obbligata – le parole, sensatissime e ovvie, di De Villiers –. I dirigenti federali fanno credere alla gente che ci tengono su chi arriva in cima alla scala “sociale” del rugby, ma vogliono solo sistemare le statistiche (attualmente in Vodacom Cup i giocatori neri schierati in campo sono il 6%, con la riforma passerebbero al 33%, ndr.)”

“A loro piace fare comunicati su queste cose, ma la differenza nella realtà poi non la vedi. Non è la prima volta che cercano di sistemare le cose, ma non ha mai funzionato – ha continuato De Villiers, che dice un’altra ovvietà –. Finchè non cambierà il cuore delle persone, e ci vuole tempo, le cose non funzioneranno. Fino ad allora è solo una perdita di tempo”.

Già, perché imporre l’integrazione e la pacificazione – e farlo imponendo una discriminazione razziale e, quindi, razzista – è l’ultima cosa che serve al Sud Africa. E non solo a quello ovale. E non solo al Sud Africa.

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