Mentre l’Iran muore, noi stiamo a guardare. E gli Usa fuggono dall’Iraq

Ieri gli Stati Uniti hanno cominciato a ritirare le loro truppe dall’Iraq, e non avrebbero potuto scegliere momento peggiore. Il segnale che stanno lanciando è drammaticamente negativo per le decine di migliaia di iraniani che in questi giorni si stanno battendo disperatamente per la libertà. Raramente ho visto gente con più coraggio di questi ragazzi;

di luca17

Ieri gli Stati Uniti hanno cominciato a ritirare le loro truppe dall’Iraq, e non avrebbero potuto scegliere momento peggiore. Il segnale che stanno lanciando è drammaticamente negativo per le decine di migliaia di iraniani che in questi giorni si stanno battendo disperatamente per la libertà. Raramente ho visto gente con più coraggio di questi ragazzi; uomini e donne sprezzanti del pericolo che mettono a rischio la loro stessa vita manifestando contro una dittatura brutale, che non esita ad usare la religione per sopprimere i diritti individuali e mandare al macello la propria stessa gente,

Di fronte a tutto ciò non è sufficiente inoltrare delle proteste. Non basta chiedere spiegazioni scuotendo la testa, nè basteranno le ridicole sanzioni che a mezza bocca i leader occidentali hanno preannunciato in vista del G8. Ricordatevi di Praga. Ricordatevi di Budapest, quando i sogni morirono all’alba. Allora si disse che l’Occidente non poteva intervenire – e forse era vero – per non rischiare un conflitto mondiale. Ma quei tempi sono passati.

Abbiamo di fronte un regime che non esiterà a costruire e usare armi nucleari per difendersi e offendere. Un paese che ha ignorato qualunque richiamo dell’Onu, e che si è ripetutamente fatto beffe di ogni istituzione sovranazionale. Un paese che ora non rispetta più nemmeno il proprio popolo e ne ignora la volontà sopprimendo la democrazia e istituendo la più feroce delle dittature.

Siamo tornati a Monaco, nel 1938, con Ahmadinejad nei panni di Adolf Hitler, e ancora non ce ne rendiamo conto. Allora si decise di sacrificare la Cecoslovacchia sull’altare della pace e sappiamo com’è andata a finire. Vogliamo ripetere lo stesso errore? In passato avevamo aperto un credito nei confronti di Barack Obama sospendendo il giudizio in attesa della crisi. Ora che la crisi è arrivata è il momento di dimostrare che anche chi vuol essere ricordato come l’uomo nuovo, il buono che sconfisse tutte le guerre col dialogo, sa prendere una decisione. Non c’è più tempo per il cerchiobottismo, e non è vero, com’egli ha detto poco tempo fa, che chiunque vinca è lo stesso.

Uno dei motivi per cui gli iraniani hanno avuto il coraggio di scendere in piazza e ribellarsi – cosa mai vista prima nel paese degli ayatollah – è che sentivano l’Occidente vicino. Non solo per via di internet o del satellite, ma anche perché lo era fisicamente, in Iraq, dove forse si morirà ancora per strada, ma si muore liberi. E tutto questo grazie a quegli stessi americani che ora si danno alla fuga.

Che ne sarà di quei coraggiosi che hanno sfidato la repressione per gridare i propri diritti? Che ne sarà di loro se li lasceremo soli? Faranno tutti quanti la fine di Neda o finiranno in mano agli aguzzini e ai torturatori del regime. E ci saranno profughi, tragedie umane, massacri degli oppositori, morte…

È questo il momento di far sentire all’Iran, un popolo fiero, di gente come noi, con una storia e tradizioni millenarie, che siamo con loro.

Ich bin ein Iraner.