Sud Africa: troppi “stranieri”, la Federazione tira la cinghia

L’esodo continuo di campioni ha reso la situazione per gli Springboks insostenibile.

Dieci su trenta. Dieci Springboks su trenta tra quelli convocati da Heyneke Meyer per la prossima Rugby Championship giocano – o giocheranno – all’estero finito il torneo. Un numero eccessivo per la Saru, che vuole cambiare regime. Mondo moderno permettendo.

“E’ qualcosa che stiamo considerando. Ma all’interno di una società che sta costantemente cambiando, il mondo dello sport sta diventando sempre più globale piuttosto che nazionale – ha dichiarato il presidente della Saru Jurie Roux –. I giocatori che giocano in Sud Africa saranno sempre le prime scelte, sempre ammesso che i tecnici si fidino delle loro qualità”.

Certo, come ammette lo stesso Roux, la situazione attuale è più che particolare. Ma è un’eccezione che dovrà confermare la regola. “Siamo in una situazione unica, con sei giocatori (Kirchner, Habana, Steyn, Vermaak, Kruger e Ralepelle), che hanno fatto parte della squadra nell’ultimo anno, ma ora hanno deciso di andare all’estero. Non puoi sostituire così tanti giocatori a metà stagione – il pensiero di Roux, che conclude –. Ma questi giocatori sanno che le loro possibilità di vestire la maglia del Sud Africa nel futuro non può essere garantita”.

Ma l’esodo – come anche per altre nazioni – è continuo e pericoloso per gli Springboks. E la Saru è pronta a correre ai ripari. Come, si vedrà.

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