Omicidio a Cellino San Marco: ucciso Gianluca Saponaro

Ucciso con un colpo di pistola alla tempia, in pieno giorno. È accaduto ieri pomeriggio intorno alle 16.00 a Cellino San Marco (Brindisi). Da una prima ricostruzione degli investigatori, Gianluca Saponaro, 28 anni, con precedenti penali, era alla guida di un’Alfa Romeo Mito lungo la strada statale che da San Pietro porta a Cellino. Con

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Ucciso con un colpo di pistola alla tempia, in pieno giorno. È accaduto ieri pomeriggio intorno alle 16.00 a Cellino San Marco (Brindisi). Da una prima ricostruzione degli investigatori, Gianluca Saponaro, 28 anni, con precedenti penali, era alla guida di un’Alfa Romeo Mito lungo la strada statale che da San Pietro porta a Cellino.

Con lui – è l’ipotesi investigativa – ci sarebbe stata un’altra persona, il suo killer. Giunti all’ingresso di Cellino San Marco chi era di fianco al 28enne avrebbe infatti tirato fuori una pistola ed esploso il colpo che ha raggiunto il giovane all’altezza dell’orecchio.

Mentre il sicario abbandonava l’auto e si dava alla fuga a piedi (probabilmente poco distante lo attendeva un complice) la vittima apriva lo sportello dell’auto e si accasciava a terra. Sul posto sono poi arrivati carabinieri e polizia.

Nell’auto sarebbero stati trovati dei documenti non appartenenti alla vittima. L’arma invece non è stata rinvenuta. Scrive La Gazzetta del Mezzogiorno:

Secondo quanto si è appreso da carabinieri e polizia si tratterebbe di un regolamento di conti tra due bande rivali. Sul posto sono giunti i carabinieri della stazione di San Pietro Vernotico, il comandate della compagnia di Brindisi, e il colonnello Sica. L’uomo risulta irreperibile e viene adesso ricercato. (…) Sembra, comunque, che ai carabinieri sia giunta una segnalazione in via “confidenziale” che viene ritenuta estremamente attendibile. Questo particolare potrebbe rivelarsi decisivo anche per ricostruire il movente dell’omicidio Saponaro.

Nel 2008, Gianluca Saponaro fu arrestato nell’ambito di una operazione di polizia denominata “Canali” e tesa a disarticolare quella che gli investigatori definirono “Nuova Sacra Corona Unita” e che avrebbe avuto Andrea Bruno per presunto capo.«Una pervicace capacità di infiltrazione nel tessuto connettivo degli apparati amministrativi locali di cui tendevano a condizionarne le attività di gestione» , spiegò il procuratore antimafia aggiunto Cataldo Motta, riprendendo le parole che il giudice Enzo Scardia aveva riportato nell’ordinanza.

Foto | La Gazzetta del Mezzogiorno

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