Francia, famiglia sterminata ad Annecy: le autorità ammettono di aver contaminato prove vitali

Il massacro di Annecy è ancora senza colpevole e secondo le ultime ammissioni della polizia francese potrebbe restare per sempre così: un esperto forense ha accidentalmente contaminato prove vitali.

Rischia di non trovare una soluzione il giallo del massacro compiuto ad Annecy il 5 settembre scorso, la strage in cui persero la vita quattro persone, il ciclista francese Sylvain Mollier e tre membri di una famiglia inglese, il 50enne Saad Al-Hilli, la moglie Ikbal, 47, e la suocera Suhaila Al-Allaf, 74.

Le autorità francesi hanno ammesso pubblicamente di aver commesso più di un errore e di aver contaminato prove vitali sulla scena del crimine, tanto da aver pregiudicato la soluzione del caso. L’autore del massacro, in definitiva, potrebbe non essere mai rintracciato.

La colpa, secondo quanto dichiarato da Eric Maillaud, il pubblico ministero di Annecy titolare dell’inchiesta, sarebbe da attribuire ad un esperto della polizia forense che avrebbe accidentalmente contaminato col proprio DNA quello recuperato sulla scena del crimine e probabilmente appartenente all’assassino.

Il problema è che non è ben chiaro chi sia questo “esperto forense” ed è proprio quello che stanno cercando di scoprire gli inquirenti. Tutti gli agenti passati per la scena del crimine – oltre 100 persone – saranno ora sottoposte al test del DNA, così da essere certi che il loro DNA non possa essere confuso con quello del killer. E non è detto che ci si riesca, tanto che lo stesso Maillaud, per la prima volta dopo sette mesi di indagini, ha ammesso che quel giallo potrebbe non essere mai risolto.

Non è nemmeno la prima volta che le autorità francesi ammettono di aver commesso un errore nel caso di Annecy. Il più eclatante, forse, è quello che riguarda una delle due bambine sopravvissute alla strage. La giovanissima rimasta intrappolata sotto al corpo senza vita di sua madre è restata lì molto più a lungo del necessario.

I primi agenti giunti sulla scena del crimine non si sono accorti di lei e dopo aver recintato l’area non hanno messo mano all’auto in cui si trovavano i cadaveri per paura di contaminare la scena. Peccato che la bimba, terrorizzata da quanto accaduto, sia rimasta lì per tutta una notte. Sentiva parlare gli agenti, ma non ha trovato le forze per far sapere che era ancora viva.

E’ stata tratta in salvo solo diverse ore dopo, quando gli inquirenti aveva effettuato i primi rilievi e deciso che la scena del crimine poteva finalmente essere manomessa.

Le indagini proseguono, anche se le speranze che il killer venga identificato e assicurato alla giustizia sono sempre minori.

Foto | ©TMNews

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