Un giorno in pretura, il processo per l’omicidio del tassista Luca Massari: le testimonianze. Puntata del 13 aprile

Nel sabato sera di Rai 3 torna Roberta Petrelluzzi con i processi che hanno scosso l’opinione pubblica negli ultimi anni. Stasera il caso affrontato è quello dell’omicidio del tassista milanese Luca Massari, avvenuto a Milano il 10 ottobre 2010

Roberta Petrelluzzi è tornata in tv sabato scorso, 13 aprile, ad occupare come sempre la seconda serata di Rai3 con Un giorno in pretura, storica trasmissione che dal 1988 ci racconta i processi dei casi di cronaca nera che più hanno fatto discutere l’opinione pubblica. Per iniziare questo nuovo ciclo è stato scelto il caso di un omicidio efferato, quello del tassista milanese Luca Massari, ucciso il 10 ottobre 2010 in una strada di un quartiere periferico. La sua unica colpa? Aver investito un cucciolo di cocker sfuggito alla proprietaria.

Dopo la morte del cane, Luca Massari viene aggredito brutalmente da alcune persone presenti sul posto, conoscenti della proprietaria dell’animale, e durante le botte cade, sbattendo violentemente la testa contro il cordolo del marciapiede. Il povero Luca viene ricoverato in gravissime condizioni in ospedale, dove muore dopo dieci giorni di calvario senza riprendere mai conoscenza.

Per questo delitto è già stato condannato a 16 anni, con rito abbreviato, Michel Ciavarella, con condanna confermata in due gradi di giudizio. Il processo di cui tratta ora Un giorno in pretura si riferisce invece ad altri due imputanti, i due fratelli Stefania e Pietro Citterio, accusati di concorso in omicidio volontario. Il processo d’apello si è concluso a marzo scorso, con la condanna di Stefania Citterio a 10 mesi per minacce e di suo fratello Pietro a 13 anni per concorso anomalo in omicidio.

La prima puntata di Un giorno in pretura è stata dedicata al processo di primo grado in Corte d’Assise contro i due fratelli, in particolare all’audizione dei testimoni e dei due imputati, per arrivare a una ricostruzione di quanto accaduto quel 10 ottobre del 2010. Questo processo si è celebrato nel 2012, e ha portato alla condanna di entrambi gli imputati.

Le prime deposizioni sono quelle dei due imputati, Stefania e Pietro Citterio, e quelle dei testimoni a loro favorevoli, il padre, la fidanzata di Pietro (proprietaria del cane ucciso), e il fidanzato dell’altra sorella degli imputati. Il loro racconto di quella giornata è naturalmente molto diverso da quello degli altri testimoni, in particolare da quelli dell’accusa, che inchiodano i due imputati. I testimoni oculari sono tutti inquilini dei numerosi palazzi che si affacciano sulla strada in cui è avvenuta la tragedia e raccontano di come il cane di Sara, la fidanzata di Citterio, sia sfuggito al controllo della sua padrona, visto che non era al gunzaglio, buttandosi sulla strada.

In quel momento sopraggiungeva Massari, e tutti i testimoni sono concordi nel dire che procedeva a bassissima velocità ma non ha potuto far nulla per impedire l’impatto. Il cane non è morto subito. Sara e Elisabetta (sorella degli imputati), hanno cominciato a urlare disperate. Tutti gli inquilini hanno sentito le urla. Anche Stefania Citterio, che era in casa, scende in strada e inizia a inveire contro il tassista, che non solo si è fermato ma è sceso per scusarsi più volte.

Se i testimoni oculari raccontano tutti la medesima versione, e cioè che le tre ragazze hanno continuato a insultare Massari e inveire contro di lui, con frasi del tenore “Ti ammazzo, bastardo, mi hai ucciso il cane”, e che Stefania Citteria, imputata, in particolare si lanciava contro il tassista, loro si difendono, dicendo che la loro reazione è stata molto più mitigata.

Sul posto, oltre alle tre ragazze, era presente anche il padre degli imputati. Pietro Citterio, il secondo imputato, racconta invece di essere sopraggiunto quando l’aggressione era già terminata. Di diverso avviso sono però i testimoni, che confermano tutti la presenza di tre aggressori: Stefania, Pietro e Michel Ciavarella. I difensori dei due imputati cercano di dipingere un quadro sostanzialmente diverso, per fare in modo che la responsabilità venga attribuita solamente al Ciavarella, compagno di Stefania Citterio, già condannato.

I testimoni raccontano di come Ciavarella, arrivato all’improvviso sul posto, sia intervenuto per dare manforte alla compagna, aggedendo in maniera brutale Luca Massari che non ha fatto nulla per difendersi. Calci, pugni e ginocchiate violenti, che fanno cadavere Luca rovinosamente sull’asfalto. Il tassista sbatte la testa e tutti raccontano lo shock del rumore di una testa che si rompe. Qualcuno chiama i soccorsi e la polizia.

Intanto Pietro Citterio accompagna la sua fidanzata col cane da una veterinaria, che non può far altro che constatare la morte dell’animale. La veterinaria racconta in aula di aver sentito il ragazzo che accompagnava Sara, che non è stata però in grado di identificare certamente in Pietro, pronunciare la seguente frase alla ragazza: “Stai tranquilla, l’ho già menato”. Se Pietro racconta di non aver preso parte al pesteggio, infatti, i testimoni oculari dicono altro, raccontando di essere stati anche minacciati dai Citterio per tacere.

Vengono poi ascoltati i familiari di Luca, soprattutto la madre, che raccontano i successivi dieci giorni, che hanno visto il povero ragazzo in ospedale senza alcuna speranza. Raccontano di come Luca era ridotto, pieno di ematomi e lividi ovunque. Spiegano anche di come lui fosse un ragazzo buono e sempre disponibile con tutti.

La prima parte della trasmissione si conclude proprio con le dichiarazioni della madre: “Luca non si è potuto difendere, ma io penso che ora la giustizia lo faccia per lui. Luca non c’è più e questi ragazzi si sono rovinati la vita per cosa? Perché? Io chiedo il perchè”.

Sabato prossimo potremo assistere alla seconda parte del processo, che si concluderà con la sentenza di primo grado, e noi di Crimeblog ve ne daremo conto.

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