Silvio Berlusconi e il Pdl fuori dal Ppe. Questa volta sarà vero?

La Merkel prepara il provvedimento per il dopo-elezioni

E’ la seconda volta in poche settimane che la notizia viene fuori: Silvio Berlusconi e il Pdl tutto sono a un passo dalla clamorosa cacciata dal Ppe. L’ultima volta che il presunto scoop è saltato fuori abbiamo chiarito come si fosse trattato in verità di un po’ di confusione tra notizie e speranze da parte di ‘Repubblica’. E questa volta? La news è sottoforma di retroscena, quindi è difficile capire quanto ci sia di vero o meno. Sicuramente, però, le ultime esternazioni di Berlusconi sul fascismo proprio non sono andate giù a Merkel e compari d’Europa.

Ed ecco che il ‘capitolo Mussolini’ si va ad aggiungere a quello sulla Lega Nord e l’antieuropeismo, i tre fattori principali per cui nel Ppe ci sarebbe una maggioranza ormai pronta a cacciare l’imbarazzante collega di partito europeo. Ma solo a urne chiuse e solo se Berlusconi non entrerà nel prossimo governo: per evitargli di fare il martire in campagna elettorale e ovviamente perché non si possono rompere le relazioni diplomatiche con chi è al timone di uno stato. La prima mossa tattica è stata la dichiarazione del commissario Cecilia Malstrom: “Nelle politiche europee, nei Parlamenti europei e persino in alcuni governi ci sono voci che nutrono questo tipo di odio. È preoccupante”. E poi che succederà? Lo spiega l’HuffPost:

Una mossa studiata, pensata. Tra la gaffe di Berlusconi e la dichiarazione della Malstrom passano ventiquattr’ore. Durante le quali i vertici del Ppe mettono a punto una strategia diversa dal solito. La censura infatti non viene chiesta a un esponente del Ppe, come è stato fatto con Daul un paio di settimane fa, ma a un liberale, come la Malstrom. Proprio perché buona parte della partita si gioca sottotraccia. Lo show down è programmato per il minuto dopo le elezioni.

Ammettiamo che sia tutto vero, perché solo ora avrebbero dovuto decidersi, visto che non è certo la prima volta che Berlusconi fa uscite preoccupanti su fascismo o sulla supremazia di una cultura su un’altra? Il punto sarebbe che questa volta la Merkel l’ha presa sul personale.

La cancelliera in queste ore ha fatto filtrare ai vertici del Ppe che la resa dei conti non è più rinviabile. Il caso Italia si aprirà un minuto dopo il voto. Anche perché le frasi del Cavaliere sono state lette non solo come una bestemmia per un partito che nella carta dei valori fa della democrazia e della libertà le sue radici. Ma c’è di più. Sono state anche lette come un attacco tutto politico alla Germania. Quelle parole “l’Italia non ha la stessa responsabilità della Germania” è un’allusione al presente. Come dire: allora la Germania come Stato egemone trascinò l’Europa nel baratro della dittatura, oggi della recessione. Allora l’Italia fu costretta alle leggi razziali, oggi all’austerità.

Ma c’è altro, quella che forse è l’unica notizia fondata in tutto questo baillame. Il Ppe si trova benissimo con Mario Monti e in più ci terrebbe a risolvere l’anomalia tutta italiana per cui nel Ppe ci sono più partiti italiani (Pdl, Udc) che sono avversari in casa. L’ideale sarebbe che il raggruppamento italiano fosse solo uno e guidato – o comunque ispirato – dal Professore. E aggiungiamoci un’altra cosa: alla Merkel, quando mancano pochi mesi alle elezioni in Germania, non dispiacerebbe presentarsi agli elettori come colei che ha fatto fuori Berlusconi.

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