Super Rugby: Steyn, Carter e quei calci che fanno discutere

Bulls e Crusaders sono stati sconfitti in semifinale e le due aperture sono sul banco degli imputati per le loro scelte.

Crusaders e Bulls hanno detto addio alla finale del Super Rugby – nonostante i pronostici – e i due ko fanno discutere in Nuova Zelanda e Sud Africa. E sul banco degli imputati sono saliti Morne Steyn e Dan Carter, le cui scelte sono risultate probabilmente decisive.

Palese la follia sudafricana, con i Bulls in vantaggio, in controllo del match e che per tre volte hanno avuto l’occasione di allungare, andare oltre il minibreak e chiudere il discorso. Per tre volte, però, Morne Steyn ha scelto la touche invece che i pali e per tre volte i padroni di casa sono tornati a casa a mani vuote. E, alla fine, sono stati puniti dalla meta dei Brumbies che ha mandato gli australiani in finale e i Bulls a casa.

Una scelta fatta da Steyn, ma anche da capitan Potgieter (mentre coach Ludeke appariva contrariato, ndr.), che difende la decisione. “Abbiamo cercato di avere una mentalità offensiva in quel momento. Cercavamo di mantenere il territorio e ci stavamo riuscendo, fino a quando non abbiamo regalato una punizione che ci ha ricacciati indietro – le parole di Potgieter, che cerca di spiegare una scelta suicida –. Non siamo più riusciti a uscirne, ma è il problema che abbiamo avuto per tutto il match e per questo abbiamo fatto una scelta poco popolare”. E, soprattutto, perdente.

Da un’apertura a un’altra, da Morne Steyn a Dan Carter. Colui che in carriera ha spesso regalato successi insperati, per una volta ha fatto una scelta perdente. Un drop tentato, e sbagliato, al 77′ poteva ribaltare il risultato e mandare i ragazzi di Christchurch in finale. Ma il calcio è sembrato affrettato, gestito male e, di conseguenza, calcio male. Ma Carter non ci sta. “Volevo prendere in contropiede la difesa. Spesso rallenti il gioco prima di un drop, ma a quel punto la difesa sa cosa stai per fare – ha spiegato l’apertura degli All Blacks –. Il momento era perfetto, ma ero un po’ sbilanciato ed è andato largo. Ma mancavano due minuti, avremmo avuto l’ovale in mano dopo il calcio dai 22 e potevamo riprovarci. La tempistica era giusta”.

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