Monte dei Paschi: le responsabilità del governo e quelle del PD

Draghi in visita lampo in Italia, Grilli riferisce in Parlamento

di guido

È finita anche sulla prima pagina del Financial Times la visita-lampo di Mario Draghi in Italia per incontrare il ministro dell’Economia Vittorio Grilli sul caso Monte dei Paschi. Visita non annunciata e non ufficiale, anche se poi motivata con la necessità di un briefing per il ministro in vista dell’audizione di oggi pomeriggio in Parlamento. Audizione particolarmente spinosa, perché soprattutto da parte della Lega Nord e di Tremonti c’è la volontà di colpire in una sola volta Monti e il PD.

Per il momento la questione corre su due binari: quello finanziario e quello politico. Il primo è quello su cui sta indagando la magistratura, e riguarda l’ipotesi di truffa perpetrata dagli ex vertici della banca, guidati da Mussari, che avrebbero acquistato i “derivati” di nascosto dai soci, per appianare il debito causato dall’acquisizione di AntonVeneta. A questo si aggiunge il “contratto capestro” sottoscritto con Jp Morgan per un prestito da 1 milione di euro camuffato da aumento di capitale, la base per l’accusa di aggiotaggio e turbativa del mercato a cui si potrebbe aggiungere, appunto, quella per truffa. È da chiarire il ruolo della Banca d’Italia, che già il 23 settembre 2008 inviò una prima lettera a Mps per chiedere chiarimenti.

Oggi il governatore Ignazio Visco garantisce la correttezza dell’operato di Bankitalia, allora presieduta da Mario Draghi con Anna Maria Tarantola a capo della vigilanza, accusando i vertici Mps di aver occultato i documenti. Ma nel 2010 gli ispettori di Palazzo Koch erano rimasti per più di 3 mesi a Siena e avevano dato parere “parzialmente sfavorevole” alla liquidità dell’istituto, trovando “profili di rischio non adeguatamente controllati”, ma a quell’ispezione non era seguita nessuna azione da parte di Bankitalia.

Poi ci sono le responsabilità del governo. Ad accusare direttamente il governo è stato Giulio Tremonti, secondo cui l’emissione dei Monti-bond per 3,9 miliardi di euro è stata decisa per salvare Mps dopo che i tecnici erano venuti a conoscenza del buco della banca ma lo avevano nascosto al Parlamento. Ecco spiegate quindi, secondo l’ex ministro dell’Economia, le condizioni favorevoli dei bond, l’emissione “ad personam” e l’entità economica che era lievitata improvvisamente, quando poi il governo ha deciso di porre la fiducia dopo una prima bocciatura. È principalmente su questo che dovrà dare spiegazioni Grilli, che ha ricevuto la patata bollente da Monti.

Infine le responsabilità politiche del PD. All’interno del partito in questi giorni ci sono state versioni contrastanti e schizofreniche sul rapporto con il Monte dei Paschi: da un lato Bersani ha detto che non ci sono state ingerenze (salvo però auspicare un’uscita dei partiti dalle banche), dall’altro D’Alema ha rivendicato il merito della cacciata di Mussari. Quel che è certo è che a controllare il Monte dei Paschi è la Fondazione Monte Paschi che fino all’anno scorso deteneva più del 50% delle azioni (oggi è scesa al 36%), e la fondazione è riferita al Comune di Siena, feudo del Partito Democratico: dei sedici membri che compongono la Deputazione Generale che elegge il governo della Banca, quattordici sono di nomina politica. Da qui lo scaricabarile tra il partito nazionale e la sezione toscana, guidata però dall’ex ministro Franco Bassanini e da Giuliano Amato, non certo due nomi “locali”.

Foto © Getty Images

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