Welfare: nuovi aiuti ai cassaintegrati, piove sempre sul bagnato

Distratti come siamo da parole chiave come “Patrizia D’Addario“, rischiamo tutti di perdere di vista quelle che sono (o quantomeno dovrebbero essere) le cose importanti per la vita di un paese. Leggo ad esempio su “La Repubblica” di ieri che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha previsto nuovi interventi per il mondo del lavoro,


Distratti come siamo da parole chiave come “Patrizia D’Addario“, rischiamo tutti di perdere di vista quelle che sono (o quantomeno dovrebbero essere) le cose importanti per la vita di un paese. Leggo ad esempio su “La Repubblica” di ieri che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha previsto nuovi interventi per il mondo del lavoro, articolati in tre norme:

la prima riguarda la possibilità del «rientro anticipato» in fabbrica dei dipendenti in cassa integrazione allo scopo di fare corsi di formazione. (..) La seconda è la dote previdenziale di cui può beneficiare un’azienda che assume un cassaintegrato dalla nuova banca dati dell’Inps. La terza riguarda il finanziamento che un lavoratore in cig, in mobilità e forse con assegno di disoccupazione, può ottenere se si mette in proprio

Un aspetto risulta evidente: tutte norme a favore dei cassaintegrati. “E dov’è il problema?“, potrebbe chiedere qualcuno di voi: il problema c’è, e bello grosso anche. I cassaintegrati rappresentano infatti solo una piccola parte dei disoccupati: per dirla meglio, sono già dei privilegiati nel vasto insieme di coloro che sono alla ricerca di un’occupazione.

Mi rendo conto che definire con questo appellativo persone che perdono il lavoro e parte dello stipendio potrebbe fare storcere il naso a molti, cresciuti come siamo in un brodo di senso comune che tende a considerare le parole “cassaintegrato” e “povero diavolo” come sinonimi (lo stesso discorso si potrebbe fare per “pensionato”).

Esiste tuttavia anche un altro modo di vedere le cose: quello che ci indicano i dati. Le statistiche mostrano infatti che solo un disoccupato su 5, in Italia, riceve un sostegno da parte dello Stato: gli altri 4, si arrangiano. Inutile dire che quell’1/5 riceve spesso la cassa integrazione: il che significa molti più soldi (e molto più a lungo) rispetto al semplice sussidio di disoccupazione, dal quale sono peraltro comunque esclusi in moltissimi.

Va poi detto che i cassaintegrati hanno caratteristiche particolari: si concentrano prevalentemente nelle grandi aziende e tra i lavoratori di mezza età con contratto a tempo indeterminato. Come ha spiegato bene il solito Tito Boeri oggi su Repubblica:

questa misura (..) è soprattutto uno schiaffo ai lavoratori che hanno sin qui già perso il lavoro, (..) a quei 400 mila precari, quasi tutti giovani, che non si sono visti rinnovare il contratto dall’inizio della crisi (..). Di questi, nella migliore delle ipotesi, solo uno su tre riceve un sussidio di disoccupazione ordinario per pochi mesi, a fronte di una durata della disoccupazione che nel cinquanta per cento dei casi è superiore ai 12 mesi. Ovviamente la proroga della Cassa Integrazione non li interessa. Al contrario, il provvedimento servirà a rendere ancora più difficile per loro trovare un impiego alternativo perché le imprese in difficoltà, incentivate a tenere in busta paga i lavoratori in esubero, reagiranno bloccando le assunzioni. Per questo governo quel 25 per cento di disoccupazione fra chi ha meno di 35 anni in Italia semplicemente non esiste.

In Italia esiste, tra i disoccupati, un enorme problema di equità di trattamento, anche e soprattutto generazionale: cosa dovrà succedere perché qualcuno al governo se ne renda conto?

Foto | Flickr.

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