Iran, la protesta sempre più stretta nella morsa repressiva

Si stringe il cerchio attorno alle proteste in Iran. I blogger denunciano che tutti gli ospedali e le ambasciate sono circondati da uomini della milizia; un giornalista del“Kalemeh Sabz”, quotidiano di Mousavi, ha denunciato oggi a France Press che due giorni fa, venticinque fra giornalisti e dipendenti del quotidiano sono stati arrestati. Sul sito del


Si stringe il cerchio attorno alle proteste in Iran. I blogger denunciano che tutti gli ospedali e le ambasciate sono circondati da uomini della milizia; un giornalista del“Kalemeh Sabz”, quotidiano di Mousavi, ha denunciato oggi a France Press che due giorni fa, venticinque fra giornalisti e dipendenti del quotidiano sono stati arrestati. Sul sito del candidato leader delle proteste intanto è stato pubblicato un comunicato che denuncia dettagliatamente i presunti brogli elettorali.

Uso improprio di fondi pubblici, nomine pilotate tra gli organizzatori della consultazione, schede senza numero di serie, troppi timbri in circolazione, rappresentanti di lista dell’opposizione tenuti alla larga dai seggi dove forse sono arrivate urne già piene di voti.

Nel testo, il “Comitato per la protezione dei voti” chiede una “commissione accettabile per tutte le parti in causa per esaminare tutta la procedura elettorale”.

Il documento denuncia che il governo ha utilizzato mezzi propri in favore del presidente uscente Mahmud Ahmadinejad. Sembra però mettersi meglio per i “vincitori” delle elezioni, che iniziano a vedere indebolirsi la protesta; tra le file dell’opposizione infatti si segnala la resa del conservatore Mohsen Rezai, che ha deciso di ritirare il suo ricorso.

A Teheran sembra essere tornata la calma, una calma armata e piena di inquietudini. L’edizione on line della Bbc ha pubblicato un nuovo video in cui si vede chiaramente la polizia malmenare un uomo, colpito ripetutamente al volto con i manganelli. E’ ufficiale intanto l’assenza dell ministro Mottaki alla riunione allargata dei ministri degli Esteri del G8 a Trieste sull’Afghanistan e il Pakistan.

Ultima annotazione, gli economisti iniziano a preoccuparsi che il vento della rivolta inizi a soffiare sul prezzo del petrolio; quando questo dubbio si concretizzerà allora vedremo quale sarà la reazione internazionale.

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