La lezione del voto

No, non hanno vinto tutti. Cominciamo dall’alto, dalla questione di fondo, quella del referendum. Fallito miseramente il referendum, il bipartitismo resta solo un miraggio. Mica quisquiglie: si puntava a dare l’Italia a due soli partiti, che, nelle condizioni attuali, avrebbe significato affidare il potere a un partito unico, con un uomo solo al comando. Passando

No, non hanno vinto tutti. Cominciamo dall’alto, dalla questione di fondo, quella del referendum.

Fallito miseramente il referendum, il bipartitismo resta solo un miraggio.

Mica quisquiglie: si puntava a dare l’Italia a due soli partiti, che, nelle condizioni attuali, avrebbe significato affidare il potere a un partito unico, con un uomo solo al comando.

Passando per la scorciatoia di un premio di maggioranza peggiore di quello usato da Mussolini: cioè il partito che ha più voti ha (da solo) la maggioranza in parlamento! Un partito con il 25% di voti che prende il 55% dei seggi!

Non si voleva la semplificazione del sistema politico (c’è già), ma la eliminazione di alcuni partiti per lasciare campo libero a due sole formazioni politiche.

Gli italiani hanno fiutato il pericolo e hanno agito di conseguenza.

I primi sconfitti sono Berlusconi, Franceschini, Fini. Ma anche Di Pietro, per la sua ambiguità. I primi vincitori sono Bossi e Casini.

Il bipolarismo Made il Italy che in oltre 15 anni non ha riformato e rinnovato l’Italia, rendendola anzi più debole e più divisa, è stato bocciato. Per fare riforme vere e ridare fiducia agli italiani di fronte alla grave crisi economica e morale, servono governi democratici e autorevoli, basati su programmi innovativi e ampi consensi.

Berlusconi ci ha provato: se gli fosse riuscito il “colpaccio”, avrebbe avuto il Paese totalmente in mano. Invece ha iniziato la discesa.

Il Pdl non si è schierato apertamente pro referendum solo per non irritare la Lega, senza la quale addio ballottaggi e addio governo.

Ma il risultato dà anche il colpo di grazia al Pd, mobilitatosi per il sì, perché termina il presupposto su cui questo partito è nato: partito a vocazione maggioritaria costruito sull’impalcatura del bipartitismo. Saltato il bipartitismo, svanisce la sua ragione fondativa.

E adesso? Leccate le ferite, i partiti devono “ritrovarsi” per migliorare una legge elettorale che era e resta un “porcellum”. La partita è aperta.

Se proprio si vuole copiare qualcuno, non sono né gli Usa e né il Regno Unito, bensì la Germania. Importante è ripristinare le preferenze.

Sul resto, i ballottaggi dimostrano che l’Italia resta divisa, guarda a destra ma il “berlusconismo” sta esaurendo la sua spinta propulsiva: perde voti e appeal. Le marce trionfali sono solo ricordi.

Ma il Pd non “sfrutta” nemmeno questa occasione. Bossi e Casini spingono. E Fini pure.

Siamo al giro di boa di questa stagione politica. E’ tutto da rifare.

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