Il ministro Barca: «Farò il dirigente PD». O il segretario?

Il futuro del ministro per la Coesione Territoriale

di guido

Fabrizio Barca rappresenta una curiosa (e per certi versi piacevole) anomalia nel governo dei tecnici. Poco propenso alle telecamere, molto incline a fare piuttosto che a parlare (si è occupato per esempio della questione della ricostruzione a L’Aquila) e allo scambio di idee (su Twitter non manca di rispondere a critiche e domande), al contrario di molti colleghi non “guarda dall’alto in basso” e soprattutto quando la politica l’ha chiamato – ed è successo spesso negli ultimi mesi – ha sempre preferito continuare a fare il suo lavoro, rinunciando per questo alla candidatura a sindaco di Roma.

Nelle ultime settimane, poi, la distanza tra Barca e il “suo” premier si è fatta siderale: quando Monti è “salito” in campo lui ha detto che l’Agenda non serviva all’Italia, quando Monti ha criticato i concetti di destra e sinistra Barca lo ha rintuzzato invitandolo a non fare il populista, infine ha preso le difese della Cgil dicendo che non rappresenta la conservazione, pur non rinunciando a criticare alcune proposte del sindacato. Qualche tempo fa aveva detto di voler fare politica “nei livelli intermedi” tra Palazzo e cittadini, ora spiega al Corriere che si iscriverà al PD – d’altronde suo padre Luciano è stato senatore del PCI – e entrerà a fare parte del gruppo dirigente. “Farà il segretario?” gli chiedono, e lui glissa.

Che cosa strana: questo è un Paese dove una persona che manifesta la volontà di impegnarsi in politica viene subito bollato come uno che vuole fare il segretario. Tra l’altro non sono ancora iscritto

Però la voce non è nuova: d’altronde il nome di Barca, economista e presidente del comitato Politiche territoriali per l’OCSE, è stato tirato in ballo come futuro ministro dell’Economia, come futuro Direttore Generale della Banca d’Italia, o addirittura di Governatore. Strano quindi che si accontenti di un semplice ruolo dirigenziale nel partito.

Al momento nel PD ufficialmente nessuno parla del dopo-Bersani, e non solo per scaramanzia, visto che il segretario ha detto che non si ripresenterà anche qualora non diventasse premier. Per ora Matteo Renzi ha detto di non essere interessato, mentre si è candidato Pippo Civati. Tra gli altri possibili candidati non c’è un favorito, e Barca potrebbe sbaragliare la concorrenza ottenendo un consenso trasversale, visto che è apprezzato dalla vecchia guardia del partito, ma è un nome nuovo ed estraneo alla nomenclatura. Per lui tifano tanto D’Alema che Veltroni che Vendola, anche se il suo sostenitore numero 1 è Giorgio Napolitano, vecchio amico di famiglia. Il programma di Barca, spiega Italia Oggi, sarebbe quello di creare un Spd italiano accorpando Sinistra Ecologia e Libertà all’interno del partito.

Foto © Getty Images