Egitto in rivolta contro Morsi: 10 morti, riunito Consiglio di difesa

Nel secondo anniversario della rivoluzione anti Mubarak, l’Egitto torna in piazza: “Questo regime è ancora più criminale di quello precedente”.

L’Egitto brucia nuovamente. Manifestazioni di piazza e scontri in tutto il Paese ieri nel secondo anniversario della deposizione di Hosni Mubarak. Si contano al momento dieci morti e 500 feriti. Otto vittime hanno perso la vita a Suez, dove la polizia ha prima sparato proiettili di gomma e poi veri contro i manifestanti che cercavano di irrompere nel governatorato regionale. Preso di mira dalle proteste il presidente Mohamed Morsi e il suo partito dei Fratelli Musulmani.

Morsi ha riunito per oggi il Consiglio di difesa nazionale che ha il compito di esaminare le violenze e decidere come procedere. A Piazza Tahrir, cuore della rivolta due anni orsono, si sono radunate migliaia di persone mentre molti giovani lanciavano pietre oltre il muro eretto per evitare che la protesta potesse lambire il ministero dell’Interno e il Parlamento.

Morsi ha anche chiesto agli egiziani di “rifiutare la violenza” in un messaggio lanciato via Facebook e Twitter. “Invito tutti i cittadini ad aderire ai nobili valori della rivoluzione per esprimere liberamente e pacificamente le loro opinioni e a rifiutare la violenza in parole e atti”. Ma al momento paiono parole portate via del vento. Chi è in piazza, giustifica così le proteste: “Questo regime è ancora più criminale di quello di Mubarak”.

Altri aggiungono: “Dov’è il lavoro promesso dai Fratelli Musulmani? I prezzi aumentano, come la disoccupazione: il nostro futuro è buio”. Un gruppo di attiviste fa sapere inoltre che sono in aumento anche le molestie sessuali verso le donne. “Il regime di Morsi deve capire che noi non vogliamo compiere atti di violenza perché non vogliamo demolire l’Egitto, ma siamo pronti a diventare violenti se ci costringeranno”.

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