Elezioni Europee 2014: come (e per chi) voteremo

Primarie per il candidato Presidente della Commissione?

di guido

Se oggi siamo proiettati verso le elezioni nazionali del 24 e 25 febbraio, dopo l’insediamento del futuro governo sarà un altro l’appuntamento clou del calendario politico: l’8 giugno 2014, quando voteremo per le prossime Elezioni Europee. Si voterà in tutta Europa dal 5 all’8 di giugno, per un appuntamento che spesso è considerato di serie B, ma che comunque rappresenta un indicatore sul governo in carica e sugli equilibri tra i partiti. Ma, a parte le vicende interne, dalle elezioni del 2014 uscirà il nuovo assetto del Parlamento e quindi della Commissione europea, e da questo punto di vista ci sono novità all’orizzonte.

Il Trattato di Lisbona entrato in vigore il 1 dicembre 2009 stabilisce che il Parlamento europeo elegge, e non solo “accetta” come in precedenza, il presidente della Commissione. Per questo, nell’ottica di eleggere un “premier dell’Ue”, i partiti potranno presentarsi al voto indicando un candidato presidente. In realtà già nel 2009 il PPE specificò prima del voto che avrebbe appoggiato un secondo mandato di Barroso, ma stavolta il Partito Socialista Europeo ha annunciato che ci sarà un candidato ufficiale di tutto il gruppo socialista, che potrà essere selezionato tramite le primarie. Da parte sua, il PPE ha apertamente respinto l’ipotesi di primarie, ma intanto sono state avviate le consultazioni tra le varie delegazioni per poter arrivare a un candidato. Vediamo i possibili nomi, da una parte e dall’altra.

Per quanto riguarda il PSE, la prima cosa da stabilire saranno le modalità di selezione. L’ipotesi di fare delle primarie sul modello americano è al momento utopistica, quindi si sta riflettendo più che altro sull’opportunità di far votare i membri del partito di tutte le nazionalità, o di tenere una convention per la nomina. I favoriti sono Martin Schulz, attuale presidente del Parlamento Europeo, l’ex ministro degli Esteri inglese David Miliband e l’ex premier spagnolo Josè Luis Zapatero.

Per il PPE, al momento l’ipotesi più accreditata è quella di un terzo mandato per Barroso, anche se molte componenti del gruppo vorrebbero un ricambio. Ci sono perplessità sul premier polacco Donald Tusk, mentre l’attuale vicepresidente Viviane Reding ha detto di appoggiare Barroso. Si stanno quindi vagliando altri nomi anche al di fuori della Commissione, e in gioco potrebbe entrare anche il nostro attuale premier Mario Monti, sebbene sia difficile la nomina di un italiano mentre un altro nostro connazionale, Mario Draghi, è alla guida della Banca Centrale Europea.

I liberaldemocratici dell’ALDE dovrebbero candidare l’ex premier belga Guy Verhofstadt mentre i Verdi già nelle scorse elezioni avevano indicato come loro leader il francese Daniel Cohn-Bendit.

Le elezioni del 2014 saranno le prime in cui verrà applicato il Trattato di Lisbona anche per quanto concerne il numero di seggi: non saranno più 736 come nel 2009 ma 751 (anche se dal 2011 sono stati introdotti degli europarlamentari “osservatori” come transizione). Tuttavia l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea, che dovrebbe avvenire il prossimo luglio, molto probabilmente comporterà un temporaneo aumento dei seggi in attesa di una redistribuzione tra i vari stati, quindi nel 2014 il Parlamento Europeo conterà 766 membri.

Per quanto riguarda invece il sistema elettorale, è quasi certo che torneremo alle urne con la modalità consueta. È infatti ancora nelle secche delle commissioni in Europarlamento il progetto di riforma elettorale dell’inglese Andrew Duff, incaricato di modificare i meccanismi di voto. Tra le altre cose, la proposta Duff prevedeva l’elezione di 25 deputati non su base nazionale ma su tutto il territorio dell’Ue, cosa che avrebbe comportato la possibilità di votare non solo per candidati italiani ma anche di altri paesi. Duff ha presentato tre versioni della riforma, ma l’ultima è stata ritirata per paura di un voto negativo, è quindi improbabile che venga riproposta nell’immediato futuro.

In attesa di sapere chi saranno i candidati italiani al prossimo Europarlamento, come se la stanno cavando i nostri connazionali in questa legislatura? A giugno, Il Fatto Quotidiano stilava una classifica delle presenze da cui risulta che il più assiduo frequentatore dell’aula di Bruxelles è Andrea Zanoni dell’Idv (subentrato a Luigi de Magistris) con il 100% delle presenze, assieme a Giovanni La Via (Pdl), Oreste Rossi e Francesco Speroni (Lega Nord). Il più assenteista fra gli italiani (ma quasi in assoluto, 739° su 751) è Aldo Patriciello del Pdl, preceduto di poco dal collega di partito Alfredo Antoniozzi, e da Gino Trematerra, Ciriaco De Mita, Vito Bonsignore e Magdi Allam, tutti dell’Udc.

Foto © Getty Images

Ultime notizie su Elezioni europee

Tutto su Elezioni europee →