Omicidio Lea Garofalo, l’ex compagno confessa: “L’ho uccisa io, merito l’odio di mia figlia”

Carlo Cosco, l’ex compagno di Lea Garofalo, ha confessa il delitto nel corso della prima udienza del processo d’appello.

Ci ha messo più di tre anni, ma alla fine ha vuotato il sacco: Carlo Cosco, l’ex compagno di Lea Garofalo, ha ammesso le proprie responsabilità e per la prima volta si è attribuito la responsabilità per l’omicidio della 35enne collaboratrice di giustizia, uccisa a Milano il 24 novembre 2009.

Oggi, nel corso della prima udienza del processo d’appello che si sta celebrando a Milano, ha reso dichiarazioni spontanee e ammesso tutto:

Mi assumo la responsabilità dell’omicidio. Io adoro mia figlia, merito il suo odio perché ho ucciso sua madre. Guai a chi sfiora mia figlia, prego di ottenere un giorno il suo perdono.

Cosco, che ha dichiarato di aver vuotato il sacco nel tentativo di chiedere perdono alla figlia Denise, testimone nel processo di primo grado e da sempre certa della sua colpevolezza, è già stato condannato all’ergastolo insieme a cinque complici – Vito Sergio, Giuseppe Cosco, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino – e spera ora di riuscire ad ottenere uno sconto di pena.

Lea Garofalo, lo ricordiamo, fu uccisa la sera del 24 novembre, a Milano: fu rapita dall’ex marito e dai suoi complici, compreso il pentito Venturino, ex fidanzato di Denise, caricata in auto e torturata per farsi dire cosa aveva detto agli inquirenti e infine strangolata. Poi, almeno secondo il racconto di Venturino, il corpo fu chiuso in un bidone e dato alle fiamme nel luogo in cui, proprio grazie alla testimonianza dell’uomo, sono stati rinvenuti i resti nel novembre dello scorso anno.

Il processo d’appello continua.

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