Silvio Berlusconi e il Contratto con gli italiani del 2001

Quello storico, firmato nel salotto di Bruno Vespa

di andreas

Visto che tra pochi giorni salterà fuori il nuovo Contratto con gli italiani di Silvio Berlusconi, è il momento più giusto per ricordarci – a 13 anni di distanza – quel gran momento di televisione che fu il momento della firma del Contratto originale, con il Cavaliere seduto alla scrivania nello studio di uno Bruno Vespa ammaliato dal fascino berlusconiano. Le lire erano appena andate in pensione, quindi ancora non ci si esprimeva in euro, l’emergenza non era la crisi ma la criminalità e gli immigrati clandestini. Ma il chiodo fisso di Berlusconi era sempre il solito: le tasse.

Che infatti prometteva di abbattere in ogni modo, insieme alla creazione di posti di lavoro in quantità e insomma tutto il campionario di berlusconiane promesse che ormai conosciamo benissimo. La cosa più bella era la chiusa del contratto, che recitava testualmente:

Nel caso in cui al termine dei cinque anni di governo almeno 4 su 5 di questi traguardi non fossero stati raggiunti, Silvio Berlusconi si impegna formalmente a non ripresentare la sua candidatura alle successive elezioni politiche.


Ma poi le promesse le aveva mantenute? Giudicate voi.

    1. Abbattimento della pressione fiscale
    • con l’esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui;
    • con la riduzione al 23 per cento dell’aliquota per i redditi fino 200 milioni;
    • con la riduzione al 33 per cento dell’aliquota per i redditi sopra i 200 milioni;
    • con l’abolizione della tassa di successione e della tassa sulle donazioni.
    2. Attuazione del “Piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini” che prevede tra l’altro l’introduzione dell’istituto del poliziotto o carabiniere o vigile di quartiere” nelle città, con il risultato di una forte riduzione del numero di reati rispetto agli
    attuali 3 milioni.
    3. Innalzamento delle pensioni minime ad almeno 1 milione di lire al mese.
    4. Dimezzamento dell’attuale tasso di disoccupazione con la creazione di almeno 1 milione e mezzo di nuovi posti di lavoro.
    5. Apertura dei cantieri per almeno il 40 per cento degli investimenti previsti dal “Piano decennale per le Grandi Opere” considerate di emergenza e comprendente strade, autostrade, metropolitane, ferrovie, reti idriche e opere idro-geologiche per la difesa dalle alluvioni.

Così, a naso, ci si ricorda giusto giusto del vigile di quartiere: quelli che ancora oggi, ogni tanto, si vedono chiacchierare con il panettiere e riconoscibili – almeno a Milano – per la fascia rossa che tengono al braccio.

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