Elezioni 2013: Silvio Berlusconi e il nuovo contratto con gli italiani

Imu, Irap, aliquote. Insomma, abbassare le tasse.

A 13 anni di distanza ecco un grande classico che ritorna: il Contratto con gli italiani di Silvio Berlusconi. Una delle due carte vincenti che il Cavaliere intende giocarsi negli ultimi giorni di campagna elettorale, per convincere gli indecisi e impedire agli avversari di rilanciare. La prima mossa è quella del sorpresone – sulla scia dell’abolizione dell’Ici -, mentre la seconda, appunto, sarà il ritorno del Contratto. Una mossa talmente attesa (?) che prima ancora che venga sfoderato saltano fuori le prime indiscrezioni, riportate da Libero.

Se nel vecchio Contratto con gli italiani i punti riguardavano tasse, criminalità, pensione, disoccupazione e grandi opere, questo sarà interamente concentrato su tasse, tasse, tasse. D’altra parte la popolazione è stremata da crisi e austerity, e qualcuno potrebbe anche essere indotto a credere a chi da due decenni promette di abbassare la pressione fiscale ad aziende e cittadini senza mai esserci riuscito. Ecco i primi punti della bozza del contratto.

Pressione Fiscale: l’obiettivo è portarla dal 44 al 40% nel volgere di una legislatura, andando soprattutto incontro alle esigenze della famiglia e delle imprese.

Due aliquote: il risultato dev’essere di arrivare a due sole aliquote: 23% fino a 43mila euro e 33% oltre questo importo.

Eliminazione dell’Irap: attraverso una semplificazione fiscale per le piccole imprese e la creazione di una “white list” dei contribuenti onesti.

Iva: non solo tasse più basse, il Cavaliere (soprannominato di recente “pifferaio magico”) è sicuro di poter fare tutto questo senza nemmeno dover aumentare l’Iva dell’un per cento.

Imu: ovvio che non possa mancare l’abolizione dell’Imu, visto che, come spiega Berlusconi: “La casa è il pilastro su cui ogni famiglia ha il diritto di fondare la propria sicurezza. I soldi per l’Imu vengono tolti ai consumi e inoltre è una tassa che fa diminuire il valore delle case”

Tutto bello e siamo tutti pronti a firmare. Ma i soldi da dove saltano fuori? Forse scottato dal fatto che l’unica sua promessa mantenuta – l’abolizione dell’Ici – abbia provocato il dissesto delle casse dei comuni – adesso il leader del Pdl si premura anche di farci sapere dove intende trovare i soldi. Scrive Salvatore Dama.

Intanto, si evince dal documento pidiellino, «da una revisione al rialzo della tassazione su alcol, gioco e tabacchi». Quindi dal taglio della spesa pubblica del 10% in cinque anni. E con un’opera di riduzione del debito pubblico «che avverrebbe con la creazione di una società avente come patrimonio beni dello Stato e capace di emettere obbligazioni ». Ma il Pdl punta a fare cassa anche vendendo i beni pubblici per 15-20 miliardi l’anno e frenando il buco nero delle sanità regionali che andranno legate ai costi standard. Infine, il Cavaliere promette 54 miliardi di euro «subito pronti» per rilanciare le infrastrutture

Tassazione su alcool, giochi e tabacchi a parte (è facile, è dove colpisono tutti), il resto è la solita descrizione del sogno berlusconiano: taglio spesa pubblica (già sentito), riduzione del debito pubblico attraverso la dismissione dei patrimoni dello Stato (già sentito), costi standard per la sanità (già sentito), 54 miliardi per le infrastrutture (che semplicemente non ci sono).

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