Bersani … leninista, “Nessun nemico a sinistra”: ecco perché cavalca gli F 35

Da sempre, cioè dalla nascita del partito comunista leninista fino al Partito comunista italiano, l’imperativo è stato uno solo: “Nessun nemico a sinistra”. In nome di quello slogan, a sinistra, nei partiti comunisti, si sono consumati delitti, epurazioni, fratture, con errori storici che hanno anche aperto le porte al fascismo e al nazismo. Facendo un

Da sempre, cioè dalla nascita del partito comunista leninista fino al Partito comunista italiano, l’imperativo è stato uno solo: “Nessun nemico a sinistra”. In nome di quello slogan, a sinistra, nei partiti comunisti, si sono consumati delitti, epurazioni, fratture, con errori storici che hanno anche aperto le porte al fascismo e al nazismo.

Facendo un bel salto e rientrando nell’attualità, il Partito democratico pare oggi rilanciare quella vecchia impostazione cara persino a Togliatti e a Berlinguer. Nel Pd, specie nella base e in gran parte del suo elettorato, c’è tutt’ora chi spinge per costruire “un grande partito della sinistra italiana” e, conseguentemente, vede come il diavolo chiunque possa disturbare quell’area ideologica, politica ed elettorale.

Come si sa, il PD è decollato all’insegna del meticciato, cioè della necessità di superare le vecchie appartenenze politiche per riconoscersi in un progetto politico che vedeva la partecipazione attiva e feconda delle migliori culture politiche riformiste del nostro Paese, a cominciare dal patrimonio della sinistra post comunista e socialdemocratica a quella del cattolicesimo democratico e del popolarismo di ispirazione cristiana. Fuori da questa impostazione, il progetto originario del Pd svanirebbe, e buonanotte ai suonatori.

Pierluigi Bersani, figlio di quel Pci emiliano pragmatico e dedito all’accomodamento e al potere, scopre oggi di avere “nemici a sinistra”, se non pericolosi per le urne quanto meno fastidiosi come zanzare d’estate, nella competizione della campagna elettorale. Ecco perché il segretario del Pd oggi cavalca un cavallo caro al Pci del dopoguerra, quello della questione militare con i suoi annessi e connessi.

La carta giocata da Bersani sui bombardieri F 35 rientra proprio in questo schema, quello di non concedere nessuno spazio e nessun voto a chi sta più a sinistra. La patata bollente degli F 35, pronta per essere cucinata da Vendola, dalla galassia di Ingroia (che veleggia già sopra il 4%), soprattutto da Beppe Grillo, potrebbe restare sul gozzo del Pidì.

Così Bersani gioca a fare l’antimilitarista, sapendo però che può scoprirsi sul fronte di destra e, soprattutto, su quello decisivo di Mario Monti. Insomma, la coperta del Pd resta corta e Bersani rischia di lasciare i piedi all’addiaccio.