Conflitto di interessi: i dati Nielsen sulla pubblicità a Mediaset e sulla carta stampata

Silvio Berlusconi e il conflitto di interessi: dopo la brillante frecciatina lanciata da Santa Margherita,”Bisognerebbe non avere ogni giorno sinistra e media che cantano la canzone del disfattismo e del catastrofismo”, ha detto il premier. ”Anche voi – ha aggiunto rivolgendosi alla platea – dovreste operare: anzi dovreste fare di piu’, non date pubblicita’ a


Silvio Berlusconi e il conflitto di interessi: dopo la brillante frecciatina lanciata da Santa Margherita,

”Bisognerebbe non avere ogni giorno sinistra e media che cantano la canzone del disfattismo e del catastrofismo”, ha detto il premier. ”Anche voi – ha aggiunto rivolgendosi alla platea – dovreste operare: anzi dovreste fare di piu’, non date pubblicita’ a chi si comporta cosi”

una minaccia che troverà certamente qualche scherano più realista del re disposto a metterla in pratica, vale la pena di sfogliare, a tema “investimenti pubblicitari, delirio in stile paese in mano ai comunisti, nessuno tocchi il mio impero” i dati Nielsen sulla pubblicità per gennaio – aprile 2009, confrontati con gli stessi mesi dell’anno precedente.

Ah, Nielsen: la nota organizzazione sovversiva, se volete i dati li trovate su PrimaOnline. Val la pena di riproporveli, anche perchè raccontano l’Italia in una maniera che mi sembra abbastanza fedele. Continua tutto dopo il salto.

Dato di partenza: senza pubblicità, senza “il cliente che pianifica”, ancora un pò e non stampi neanche il giornalino dell’oratorio. Di venduto non vive, quasi, nessuno. I giornali, quei giornali che vedete nelle edicole, che hanno una visibilità da rassegna stampa nella mattinata di un TG5 qualsiasi, sopravvivono in due modalità.

Contributi per l’editoria
– per alcuni quotidiani – e pubblicità. Avete mai conosciuto qualcuno che legga, che so, Europa, house organ dell’appassita Margherita? O Il Riformista? O il Foglio? Si, qualcuno, ogni sei, sette mesi, lo vedi sulla metropolitana, ma è come avvistare un ufo, incrociare un panda (inteso come animaletto, non come automobile Fiat) in un Autogrill, la vera notizia è che esista qualcuno che legge roba del genere. E con diecimila copie – ottimisticamente – vendute, è durissima mandarlo avanti un quotidiano: diciamo pure che se il mercato davvero si regolasse da sè, non esisteresti.

Meno per i quotidiani, ma per i mensili e i settimanali poi, c’è sia il pubblicità “classica”, per intenderci, il Mulino Bianco a tutta pagina, sia il publiredazionale, poi c’è il publiredazionale “occulto”, poi ci sono le classiche “pagine della moda”, “pagine dei videogiochi”, “pagine delle auto”, che chiunque fa solo per attirare due investitori due disposti a pianificare, il semestre successivo tre lire di pubblicità. E poi si continua, con un marchettificio assortito – brand in bella vista in servizi che non c’entrano nulla, rileggete il vecchio post sul product placement nei film anni ’70. Fate conto che oggi è lo stesso, mimetizzato un pochino meglio, neanche troppo.

Senza contare che le pagine di pubblicità, in questi mesi, vengono regalate, ai clienti. Regalate, pur di averle, pur di poter sperare che, magari, forse, se passa la crisi, tra sei mesi, arrivi qualcosa di tangibile. Visto poi che gli stampatori – meno chi si occupa della distribuzione, che prende una percentuale sul venduto – non apprezzano molto i “pagherò”, nè la scansione del tempo semestrale della pubblicità.

Nel mezzo di questa crisi devastante, dove le redazioni chiudono, falliscono pezzi di editoria da novanta, dove vengono tagliati collaboratori ovunque, c’è chi se la passa alla grande, nell’editoria. Ovviamente è Mediaset, per una bizzarra coincidenza, network del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e guidato dal principino PierDudi.

Se Rai crolla, Mediaset, perde anch’essa, ma tiene molto più della tv pubblica – che di pubblico ha poco o nulla, ma proseguiamo nell’equivoco – se ne parlava tempo fa su TvBlog – e al – 10,5% per il Biscione, la Rai, sempre riguardo al calo percentuale, va a – 20,4%. I quotidiani, ancora peggio, sotto del 23,7%.

E Mondadori? Cala anche Mondadori, la tipografia capitanata da Marina Berlusconi con sede a Segrate, che ci deliziò con la berlusconeide – sul link tutti i post della serie gossip ad uso politico – di cui tanto scrivemmo, per quanto riguarda il fatturato…

Approvati ieri dal cda Mondadori sotto la presidenza di Marina Berlusconi i risultati al 31 marzo, che evidenziano un fatturato consolidato di 354,5 milioni, pari a un -23% rispetto ai 460,3 dello stesso periodo del 2008, mentre a perimetro costante la flessione è stata del 16,4%. Cala di conseguenza il mol consolidato: 14,2 milioni (-70,7% rispetto ai 48,4 milioni dell’esercizio precedente)

Idem in RCS, dove domina il segno meno – leggete se avete tempo questo pezzo di pubblicitaitalia – e infine, il gruppo Repubblica – l’Espresso che se la passa ancora peggio, e vi basti pensare ai licenziamenti di All Music.

Strano che in questo oceano di fallimenti, il gruppo che si salva – in parte, v. Mondadori – sia quello di Silvio Berlusconi, in questo paese in mano ai comunisti. Ma si, il conflitto di interessi, è la solita paranoia stalinista…

Conflitto di interessi, dati Nielsen pubblicità: Mediaset, Rai e quotidiani
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