‘Ndrangheta: arrestato Santo Gligora a Platì, era latitante dal 1997

È stato arrestato alla prime luci dell’alba di oggi Santo Gligora, 41 anni, di Africo, latitante inserito nella lista dei 100 più ricercati. Ad effettuare la cattura sono stati i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che hanno sorpreso Gligora in un appartamento in contrada Prache a Platì (Reggio Calabria). L’uomo era alla macchia

di remar

È stato arrestato alla prime luci dell’alba di oggi Santo Gligora, 41 anni, di Africo, latitante inserito nella lista dei 100 più ricercati. Ad effettuare la cattura sono stati i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che hanno sorpreso Gligora in un appartamento in contrada Prache a Platì (Reggio Calabria).

L’uomo era alla macchia da 13 anni. Ricercato per associazione a delinquere di tipo mafioso e sequestro di persona, è ritenuto dagli investigatori associato alla cosca Morabito di Africo. Lo scorso ottobre un servizio di polizia giudiziaria finalizzato alla sua cattura aveva portato alla scoperta di un bunker all’interno di un appartamento, di proprietà di una persona ritenuta vicina al clan Palamara-Bruzzaniti-Scriva, nella frazione Motticella di Bruzzano Zeffirio.

Il nome di Gligora divenne noto alle cronache con il sequestro del fotografo Adolfo Cartisano. L’uomo fu rapito a Bovalino nel 1993 e nonostante il pagamento del riscatto non venne mai liberato. Solo nel 2003 grazie a una lettera anonima di una persona che si definiva uno dei carcerieri, il cadavere di Cartisano venne ritrovato.

Dal Corriere del 12 gennaio 1994:

Domenica notte e’ scattato il blitz della polizia che ha fermato otto persone ritenute responsabili del sequestro del fotografo di Bovalino, rapito a luglio dell’ anno scorso. Presa Caterina Modafferi, 62 anni, proprietaria dell’ appartamento di Palizzi Superiore dove sono stati fermati anche i fratelli Santo e Leo Pasquale Modafferi, di 31 e 29 anni; Carmelo Modafferi, 62 anni; Gioacchino Gligora, 67, e suo figlio Francesco, 39; Rachele Modafferi, 58, e la figlia ventiquattrenne Nella. Sono latitanti Santo e Annunziato Gligora. Tutti di Africo. E questo un elemento nuovo per le indagini indirizzate in un primo momento verso le cosche “storiche” di San Luca, Plati’ e Natile, dove si ipotizzava potesse essere tenuto prigioniero Cartisano. I Gligora e i Modafferi sono nomi di spicco della ‘ ndrangheta reggina, interessati alla gestione del traffico internazionale di eroina.

(…) Il tentativo di localizzare la prigione di Cartisano e’ stato comunque vano. Il rilascio sembrava imminente, qualcuno lo dava per scontato proprio durante le feste di Natale, tant’ e’ che il sostituto procuratore distrettuale Roberto Pennisi ha trascorso gli ultimi giorni dell’ anno in Aspromonte tra carabinieri e polizia. Proprio la notte di San Silvestro uno dei figli di Cartisano ha consegnato a un emissario dei clan una borsa con duecento milioni. Luogo dell’ appuntamento: il cimitero di San Luca. La banda avrebbe pero’ fatto sapere di non accontentarsi di questa somma. E chiederebbe altri 300 milioni. Durante la conferenza stampa il giudice Pennisi ha lanciato un avvertimento ai banditi. “Rilasciate al piu’ presto l’ ostaggio. Chi tiene prigioniero Cartisano sappia contro quali responsabilita’ andra’ incontro nel caso in cui la prigionia dell’ ostaggio si protrarra’ ancora”.

Da Stop ‘ndrangheta:

Lollò Cartisano a Bovalino lo conoscevano tutti. Faceva il fotografo, amava la montagna ed aveva un passato da calciatore. Una vita tranquilla e felice. Ma non senza spine. Aveva subito richieste di mazzetta negli anni 80, alle quali aveva risposto con una secca denuncia, facendo arrestare i suoi estorsori. (…) Lollò è il diciottesimo e ultimo sequestrato. Era la sera del 22 luglio 1993. Stava tornando a casa insieme alla moglie Mimma Brancatisano, nella sua villetta in riva al mare. Il cancelletto era stranamente chiuso, sceso dall’auto per aprirlo è stato aggredito e caricato su un’auto. La moglie sarà abbandonata lungo la strada che porta in Aspromonte, legata ad un albero. I Cartisano non sono una famiglia ricca, tanto che il sequestro apparve immediatamente anomalo. Quasi una punizione a chi aveva osato dire di no.

Per Lollò fu pagato un riscatto di 200 milioni di lire, messo insieme grazie all’aiuto degli amici. Ma il fotografo non torno mai più. Per lungo tempo i Cartisano hanno continuato a lanciare appelli, a donare il perdono e a invocare pietà. Solo dopo dieci anni è arrivata la verità. Uno dei carcerieri ha spedito una lettera nella quale ha chiesto perdono e ha rivelato il luogo dove Lollò è stato seppellito: ai piedi di Pietra Cappa, il mistico monolite in Aspromonte, nelle alture che sovrastano San Luca. La morte di Lollò non è stata premeditata: un colpo alla testa, per tramortirlo e fiaccarlo, un colpo troppo forte.Carmelo Modafferi, i figli Santo e Leo Pasquale e Santo Glicora (genero di Modafferi), tutti di Africo Nuovo, sono stati condannati perché ritenuti responsabili del sequestro del fotografo.

Via | Reggio Tv
Foto | Il Quotidiano della Calabria

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