Addio a Franca Rame: l’impegno in difesa delle donne, contro ogni tipo di violenza

Approvata ieri alla Camera la Convenzione di Istambul. Ma mancano ancora cinque Stati perché diventi esecutiva.

Lo stupro. La violenza sessuale. L’abuso. Comunque lo vogliate chiamare è uno dei crimini più gravi al mondo. Ma nonotante questo, resta uno dei crimini più strumentalizzati, giustificati e in qualche modo anche tollerati. Ancora oggi.

Perchè ci si chiede ancora se forse la donna violentata, o picchiata, non se la sia in fondo andata a cercare.

Dal “Processo per stupro” ai commenti da bar sul più recente caso de L’Aquila: lo stesso copione si ripete inesorabile.

MEDICO: Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere… una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO: Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE: È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO: Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI: Si è sentita umida?
GIUDICE: Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO: Lei ha goduto?
MEDICO: Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO: Se sì, quante volte?
(stralcio del monologo “Lo Stupro”)

Per anni, per millenni, la violenza contro le donne è stata considerata qualcosa di profondamente insito nel genere umano. Qualcosa di doveroso, se necessario, se la donna non fa quello che dico io, se la donna non mi serve adeguatamente, se la donna vuole andarsene quando è di mia proprietà. Perchè così è sempre stato, e perchè mai dovrebbe essere diversamente.

Finalmente ieri alla Camera è stata approvata la Convenzione di Istambul, all’unanimità: ci sono voluti solo due anni (!), e mancano ancora cinque stati perché tale Convenzione diventi esecutiva. 

Cosa ci vuole ancora perchè ci si renda conto dell’orrore della violenza?

Che cosa prova una donna quando si subisce uno stupro ce lo ha raccontato nel 1981 Franca Rame, scomparsa oggi a Milano. “Lo stupro” è uno dei monologhi più difficili da guardare per intero, per la sua crudezza, senza troppi giri di parole. Ma è giusto che sia così, perchè rende esattamente l’idea di cosa nel 1973 è successo alla stessa Franca, per mano di cinque individui abietti e infami. Per motivi ancora ignoti, anche si sussurra un preciso fine, che aggraverebbe ancora di più quanto commesso (sembra si volesse colpire strategicamente Franca e suo marito Dario, per il loro impegno civile).

“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola… non conosco nessuna lingua (stralcio del monologo “Lo Stupro”)

Pelle tagliuzzata con le lamette, sigarette spente sul seno, e infine la violenza di gruppo: quelle bestie non hanno mai pagato il loro conto con la giustizia, il reato infatti è caduto in prescrizione.

Ma la Rame ha comunque trovato il coraggio e la forza di denunciare, usando come ancora di salvezza, per non soccombere, il teatro. Oggi il mondo non ha perso solo una grande attrice, ma anche una donna doppiamente straordinaria.