Incidente nucleare in Giappone: 30 scienziati contaminati

L’Agenzia per il nucleare giapponese ha ridimensionato l’allarme: “Radiazioni poco superiori a una radiografia”, ma i giornali nipponici pensano che la verità sia nascosta.

Incidente nucleare in un laboratorio di fisica nucleare a Tokaimura, 120 chilometri a nordest di Tokyo. Trenta ricercatori sono stati esposti a radiazioni secondo l’Agenzia giapponese per l’energia atomica. Il 23 maggio scorso ci fu un surriscaldamento durante il lancio di un raggio di protoni su alcune quantità di oro, per un esperimento nucleare sulle particelle.

Inizialmente, si era parlato soltanto di sei scienziati coinvolti nell’incidente. Oggi è stato rivisto al rialzo. Un portavoce però getta acqua sul fuoco: “Lo stato di salute dei ricercatori non desta preoccupazioni”. Sarebbero infatti stati esposti a radiazioni di 1,7 millisievert, una quantità di poco superiore a quello di un esame radiologico.

Quando si è verificata la fuoriuscita di radiazioni, all’interno del laboratorio giapponese stavano lavorando 55 ricercatori. Tra i contaminati, si sono anche due donne. L’Agenzia ha fatto sapere che il bilancio degli scienziati colpiti – seppure in minima parte – dalla radiazioni – non è definitivo. “Altre persone potrebbero essere rimaste esposte”. In particolare, sono in corso controlli su altri sei ricercatori.

L’Agenzia giapponese ha inoltre comunicato che è stata aperta un’inchiesta per capire le cause dell’incidente. Ma proprio l’ente nipponico è sotto accusa per come ha gestito la cosa. Gli scienziati del laboratorio di fisica nucleare di Tokai “hanno ignorato l’allarme per la perdita di sostanze radioattive e hanno proseguito con l’esperimento che ha scatenato il problema per più di quattro ore. Il governo e l’opinione pubblica sono stati tenuti all’oscuro per circa 30 ore dopo l’incidente” scrive The Asahi Shimbun. Che aggiunge: “Probabilmente tutti i 55 scienziati sono stati sottoposti a radiazioni. E 1,6 millisievert è la dose annuale di radiazioni a cui sono sottoposti i giapponesi”.

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