Rimborsi elettorali: scandalo in Regione Liguria, indagati i consiglieri Idv

Le spese pazze: biancheria e cibo per gatti

di guido

Dopo quelli che hanno travolto i consigli regionali in Lazio e Lombardia, un nuovo scandalo a base di rimborsi elettorali gonfiati si sta abbattendo su un’altra amministrazione locale, quella ligure. Ieri la Guardia di Finanza ha perquisito per sette ore le abitazione di quattro consiglieri Idv, o meglio un consigliere Idv e tre ex, da poco trasferiti in altri partiti. Come nel caso Fiorito e affini, gli investigatori si stanno concentrando sugli acquisti non destinati a fini istituzionali ma effettuati utilizzando i fondi pubblici. Tra le spese pazze, anche cibo per gatti e lingerie.

Hanno ricevuto un avviso di garanzia l’attuale presidente del Consiglio regionale ligure, Nicolò Scialfa, l’ex vicepresidente Marilyn Fusco (entrambi passati a Diritti e libertà di Massimo Donadi), Stefano Quaini (passato a Sinistra Ecologia e Libertà) e Maruska Piredda, ex hostess Alitalia e unica dei 4 a essere rimasta nell’Idv. Inoltre è indagato anche Giorgio De Lucci, il tesoriere, accusato di appropriazione indebita ai danni dell’Italia dei Valori per aver sottratto dalle casse del partito soldi usati poi per scopi personali.

Tutto è iniziato da un’indagine su false fatturazioni di sponsor (tra cui una società dell’ex tesoriere della Lega Nord Belsito) da parte di una società sportiva di cui era segretaria Marilyn Fusco e presidente il marito, anch’egli ex Idv oggi con Donadi. I consiglieri sono invece indagati per peculato. Il gruppo consiliare Idv ha ricevuto 230 milioni come finanziamento annuale, soldi che però erano già finiti a ottobre, tanto che a pagare i 5 dipendenti a Natale avrebbe provveduto la Piredda di tasca propria.

Di questi 230 milioni, 130 sono finiti nelle indagini per una gestione quantomeno allegra delle spese personali (si parla dell’acquisto di un divano, di un gran numero di cellulari e attrezzature elettroniche), mentre una cifra più esigua, circa 10.000 euro, sarebbe stata invece destinata ad acquisti che sicuramente non hanno a che fare con scopi istituzionali come biancheria femminile, cibo per gatti, vini di pregio, viaggi, tra cui uno in Sicilia e uno in Polonia, libri, cravatte, cene consistenti, un navigatore da auto, oltre all’uso della Viacard. I consiglieri indagati negano ogni addebito – Scialfa sostiene di essere nell’indagine solo per quattro cravatte regalate a Natale – mentre Antonio Di Pietro annuncia che il partito si costituirà parte civile se le accuse verranno confermate.