Idi: l’arresto di padre Franco Decaminada

La magistratura indagava da mesi sul buco nelle finanze dell’istituto dermatologico, su fatture che sarebbero state pagate due volte, dalla Regione Lazio o da banche e società di factoring.

di remar

    05/04/2013 – Massimo Spina, uno dei tre commissari straordinari dell’Idi nominati dal Ministero dello sviluppo economico, in una nota offre la massima collaborazione nell’inchiesta e dice che valuterà la costituzione di parte civile del gruppo:

    Ovviamente abbiamo il massimo rispetto per il lavoro della magistratura e siamo disponibili a collaborare con i giudici in qualsiasi modo. La giustizia deve fare il proprio corso e accertare le eventuali responsabilità tuttavia daremo mandato ai nostri legali perché intraprendano gli atti dovuti a tutelare il gruppo Idi Sanità. Valuteremo se il gruppo dovrà costituirsi parte civile.

Tre arresti della Guardia di Finanza nell’ambito di un presunto giro di fatture false all’Idi di Roma, il noto ospedale dermatologico, centro d‘eccellenza europeo, ma con un buco di bilancio compreso tra i 300 e i 400 milioni di euro, secondo fonti vaticane, 244 secondo più recenti calcoli del Corsera. L’Istituto dermatopatico dell’Immacolata è di proprietà della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, come l’ospedale San Carlo, acquistato nel 1998.

Ad essere raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare – per l’accusa di fatture false e appropriazione indebita per circa 14 milioni di euro – padre Franco Decaminada, consigliere delegato dell’Idi fino a dicembre del 2011, e due imprenditori: Domenico Temperini e Antonio Nicolella. A fratel Franco sono stati concessi i domiciliari. Quattro anni fa fece scalpore la notizia della villa acquistata dal religioso in Toscana: 18 stanze immerse in 23 mila metri quadrati di verde e prati.

E stamattina i militari delle Fiamme Gialle del comando provinciale di Roma contestualmente agli arresti hanno eseguito il sequestro di un immobile in Toscana che sarebbe stato comprato proprio con fondi distratti dall’istituto dermatologico. Altre quattordici perquisizioni sono in corso dalle prime luci del giorno di oggi nella capitale e in alte città.

La magistratura indagava da mesi sul buco nelle finanze dell’istituto dermatologico, su fatture che sarebbero state pagate due volte, dalla Regione Lazio, o da banche e società di factoring. In particolare si parla di qualcosa come 51 «fatture non riferibili a prestazioni sanitarie, contestate dalla Asl» comunque scontate dall’Idi e 83 riguardanti «prestazioni non riconoscibili» ma anticipate in ogni caso dalle banche che ora battono cassa presso gli uffici della Regione.

Foto © Getty Images

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