Analisi del discorso “egiziano” di Obama: parole nuove per un’inversione di strategia

Sono passati pochi giorni dallo storico discorso di Obama in Egitto, e ancora ne risuonano le parole, soprattutto nel mondo arabo. Mentre in Israele un video abbastanza agghiacciante mostra come tanti ragazzi israeliani definiscano Obama “sporco negro e terrorista”, rivelando la realtà assolutamente ‘altra’ vissuta dagli abitanti di un paese che obbliga i suoi cittadini


Sono passati pochi giorni dallo storico discorso di Obama in Egitto, e ancora ne risuonano le parole, soprattutto nel mondo arabo. Mentre in Israele un video abbastanza agghiacciante mostra come tanti ragazzi israeliani definiscano Obama “sporco negro e terrorista”, rivelando la realtà assolutamente ‘altra’ vissuta dagli abitanti di un paese che obbliga i suoi cittadini ad un’educazione militare e militarista.

Per capire dove vuole arrivare Obama è interessante analizzare le parole usate per pronunciare il “discorso egiziano”: non ricorre mai per esempio, nel testo la parola terrorismo. E neanche terroristi.

Neanche quando si parla dell’11 settembre. Neanche quando si parla dei ‘violenti estremismi’. E’ un caso? Oppure è perché sulla definizione di terrorismo si è avuto uno degli scontri più pesanti tra Occidente e mondo arabo?

La parola terrorismo è ancora lungi dall’aver trovato una definizione comune. L’Onu non ha mai avuto successo, nei suoi sforzi di organizzare una conferenza internazionale per definire che cos’è terrorismo, e che cos’è invece lotta armata e resistenza.

Obama non ha voluto riprendere lo stile di Bush, secondo il quale tutto ciò che non era filoamericano e che si opponeva agli interessi americani era terrorismo, motivo principe della impopolarità americana nel mondo, non solo quello arabo.

Il presidente afro americano ha preferito usare un termine più neutro, anche se non meno forte, come “estremismo violento”. Un modo per dire: cerchiamo un terreno neutro per parlare delle cose, senza precondizioni. E quando si è rivolto ad Hamas, condannando l’uso della violenza, ha parlato di “resistenza attraverso la violenza”.

Parole nuove, per una strategia nuova. Obama, e questo è indubbiamente un merito, ha capito che per cambiare il senso della realtà, la percezione di ciò che potrà essere, prima di tutto va cambiato il linguaggio, il modo di comunicare che anche grazie ai 10 anni di Bush ha reso l’immagine degli Stati Uniti simile a quella di un avvoltoio che tutto divora e che lascia dietro di sè solo macerie.

Immagine|Flickr