Risultati Elezioni Europee 2009: quali conseguenze per il Nord?

Da quando Berlusconi è tornato al governo con la Lega Nord, un anno fa, non si può certo dire che il Nord (e in particolare Milano e la Lombardia) abbiano goduto di particolari attenzioni da parte dell’esecutivo. Basti pensare a come sono stati gestiti i dossier Alitalia, Malpensa ed Expo 2015. Eppure il Carroccio è


Da quando Berlusconi è tornato al governo con la Lega Nord, un anno fa, non si può certo dire che il Nord (e in particolare Milano e la Lombardia) abbiano goduto di particolari attenzioni da parte dell’esecutivo. Basti pensare a come sono stati gestiti i dossier Alitalia, Malpensa ed Expo 2015. Eppure il Carroccio è cresciuto ancora alle elezioni europee, in particolare nelle principali regioni settentrionali. Come si giustifica questo fenomeno apparentemente paradossale?

La spiegazione è, in realtà, piuttosto semplice: in primo luogo, come ci ha spiegato proprio su polisblog Roberto Biorcio, la Lega Nord è un partito regionalista solo per il 50%. E’ in realtà l’altra metà, quella che in Italia viene detta securitaria e anti-immigrazione – ma che sulla stampa estera di ogni tendenza viene più semplicemente definita xenofoba – quella che “tira” di più, nel Bel Paese dell’anno domini 2009.

In secondo luogo, si verifica un fenomeno abbastanza curioso: l’elettore settentrionale di centrodestra, quando vede che il suo governo stenta ad operare (per usare un eufemismo) in favore della propria regione, tende ad attribuire responsabilità e colpe di questo non alla Lega Nord (considerata partner junior e in buona fede della coalizione), ma al PDL. Per questo, quando il Nord sta male, il Carroccio paradossalmente vola. E, se si analizzano a fondo i risultati elettorali di ieri, si capisce che le cose non sono destinate a cambiare a breve. Anzi.

L’arretramento del PDL – e gli stessi errori di previsione dei sondaggi – sono infatti spiegati da un aumento dell’astensionismo tra gli elettori di centrodestra, in particolar modo al Sud e nelle Isole. Non a caso vari maggiorenti del Popolo della Libertà si sono affrettati a dichiarare di essere stati “puniti dal Sud“.

Se si traggono le debite conseguenze di tutti questi fattori, non si può che giungere ad una previsione: vi sarà una sterzata dell’azione governativa verso una linea (ancora) più meridionalista. Pare infatti che la Lega non abbia nulla da perdere da una sostanziale sordità del governo alle richieste del Nord, che anzi sembra paradossalmente rafforzarne il ruolo. D’altra parte, il PDL sarà, come si può già constatare, alla disperata ricerca dell’elettore meridionale perduto.

In queste circostanze, l’affermazione di Bossi secondo cui “il voto europeo non cambierà nulla” dovrebbe a ben vedere suonare vagamente minacciosa alle orecchie degli elettori settentrionalisti.