Le elezioni europee incoronano Lega e Di Pietro. Male Pdl e Pd. Il referendum che inneggia al bipolarismo sconfitto prima ancora del voto

In attesa dei risultati delle amministrative, certamente decisivi nella formazione dei nuovi equilibri politici nazionali, è già tempo di tracciare un primo bilancio di un voto “europeo” ormai pressoché definitivo. La prima notazione è di cautela. Storicamente il voto alle europee è bizzarro e si orienta in maniera molto più originale di quello politico o

di luca17

In attesa dei risultati delle amministrative, certamente decisivi nella formazione dei nuovi equilibri politici nazionali, è già tempo di tracciare un primo bilancio di un voto “europeo” ormai pressoché definitivo. La prima notazione è di cautela. Storicamente il voto alle europee è bizzarro e si orienta in maniera molto più originale di quello politico o amministrativo. Tutti ricordiamo ancora bene l’exploit della Lista Bonino 10 anni fa, quando arrivò a sfiorare il 10%, così come abbiamo ben presente che l’elevata astensione tipica di questi appuntamenti cambia sostanzialmente le percentuali finali.

Ciò detto non è comunque possibile chiudere gli occhi di fronte alla chiara indicazione venuta dalle urne: il bipolarismo esce fortemente ridimensionato a favore delle realtà “terze” dell’uno e dell’altro schieramento. Il grandissimo risultato della Lega Nord e dell’Italia dei Valori – benché frutto di logiche differenti, che analizzeremo più avanti – assume una valenza di forte opposizione a quella che fino a qualche anno fa veniva ritenuta una tendenza chiara del paese, ovvero quel sistema maggioritario che doveva sfociare in un duopolio all’americana.

La prima conseguenza di questo stato di cose è la sconfitta del referendum, cui saremo chiamati con il secondo turno delle amministrative; sconfitta che avviene prima ancora del voto. I suoi principi ispiratori infatti sono quelli del bipolarismo spinto e della cancellazione di ogni “piccola” opposizione, con il divieto di apparentamento. Come abbiamo scritto più volte si tratta di un referendum liberticida, che configura una legge truffa come quella che le sinistre hanno giustamente più volte avversato dagli anni 50 a oggi. Il referendum è destinato a fallire miseramente e non possiamo che rallegrarcene.

Tornando alle cifre, paradossalmente il vero sconfitto di questo appuntamento è proprio il partito che ottiene la maggioranza relativa, ovvero il Pdl. E questo non perché il 35% sia un cattivo risultato, ma per il fatto che Berlusconi aveva fissato una soglia altissima, probabilmente convinto di stravincere. Dopo mesi di sproloqui intorno al proprio gradimento del 75% e al suo partito tra il 40 e il 45, questa mattina avrà avuto un brutto risveglio, rendendosi conto che certe battaglie popolari, come la sicurezza e la lotta ai clandestini, pagano molto di più di argomenti fumosi come la riforma della magistratura e della scuola. Il che non significa che non si debbano fare, ma evidentemente il popolo ha fissato altre priorità, identificando nella Lega e non nel Pdl chi se ne sta davvero occupando.

L’altro partito vittorioso è l’Italia dei Valori, ma qui il discorso è diverso. Di Pietro assorbe tutta la porzione del Pd il cui antiberlusconismo è così viscerale da non sentire ragioni. I comunisti infatti sono tornati all’ovile, anche se le divisioni li penalizzano. Le 3 principali forze di estrema sinistra totalizzano comunque il 7% con un grande recupero rispetto alle politiche 2008. L’Udc migliora leggermente. È dunque chiaro che tutto il voto dipietrino proviene dal Pd, cosa che ammazza definitivamente l’aggressiva linea di Franceschini e rivaluta persino la leadership veltroniana.

Il pericolo per i democratici ora è esattamente antitetico al Pdl. Se Berlusconi infatti è vittima della sua soglia troppo elevata, Franceschini potrebbe salvarsi proprio in virtù della bassissima asticella (il 25%) che si era posta, considerandosi quasi vincitore. Questa ipotetica tenuta del Pd, che tale non è, rischia di partorire la conferma della leadership dell’opaco leader attuale. Ma siamo sicuri che Franceschini possa far crescere un partito così radicalizzato? Nuovo Prodi cercasi.

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