Disco rosso a Berlusconi. Perchè?

A caldo, le “botte” fanno male. Poi, a freddo, fanno ancora più male. Vedremo cosa succede oggi dopo lo spoglio per le amministrative. Ma la “bilancia” delle elezioni europee ha stabilito le nuove misure, ha ridefinito i nuovi pesi dei singoli partiti, dentro e fuori le coalizioni. Stavolta non è vero che non è successo

A caldo, le “botte” fanno male. Poi, a freddo, fanno ancora più male.

Vedremo cosa succede oggi dopo lo spoglio per le amministrative.

Ma la “bilancia” delle elezioni europee ha stabilito le nuove misure, ha ridefinito i nuovi pesi dei singoli partiti, dentro e fuori le coalizioni.

Stavolta non è vero che non è successo niente. Tant’è che non si ripete il rituale dell’”abbiamo vinto”, da parte di ogni leader.

Chi ha vinto? Ha vinto l’elettore italiano, sia quello che ha disertato le urne, sia quello che ha votato.

Entrambi hanno espresso, pur se in modo diverso, un segnale di forte critica, di forte sfiducia, di forte smarrimento: comunque un segnale, un campanello d’allarme, una richiesta di cambiamento di questa politica, di questa classe dirigente, di questo quadro politico.

Il plebiscito mancato non è solo un “alt” al premier e al Pdl: è un richiamo a cambiare nel metodo e nel merito la politica fin qui portata avanti dal Cavaliere. E’ innanzi tutto il segnale rosso al “berlusconismo”: gli italiani hanno fermato la corsa di Berlusconi perché non vogliono che l’Italia subisca una deriva sul piano della democrazia e su quello delle nostre tradizioni politiche.

Lo “sfondamento” di Berlusconi non c’è stato perché per la prima volta gli italiani hanno avuto “paura” di Berlusconi. Hanno temuto che un plebiscito al leader del Pdl avrebbe avuto il significato di consegnare l’Italia a un uomo “solo”.

E questo gli italiani, anche i tanti che ancora puntano sul Cavaliere, non vogliono.

Tant’è ne dica la sinistra, sempre più piccola, divisa e orba, gli italiani ci sono, vedono e sentono, sanno come muoversi e come votare. Si fermano un metro prima del precipizio.

E’ una lezione di maturità che ci fa onore, come popolo e come nazione. Alla faccia di chi all’estero ci vuole male e alla faccia dei disfattisti di casa nostra. Chi “sente” cosa vuole la gente, chi ha fiducia nella gente, viene premiato anche dalle urne.

Per tutti, comunque, si apre una riflessione. La lezione non risparmia nessun partito e nessun leader. Adesso bisogna metter mano ai problemi e ai nodi veri.

La ricreazione è finita. Ma la coperta è corta. E’ questo quadro politico che non regge più.

La seconda repubblica è stata una finzione. O una parentesi. Cosa c’è dopo?

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