Rugby & Doping: Bénézech conferma tutto “Non sono casi isolati”

L’ex tallonatore francese, grande accusatore sulle pratiche illegali, intervistato da Midi Olympique conferma i suoi attacchi e punta il dito contro tutti.

Continua a tenere banco in Francia l’attacco di Laurent Bénézech al sistema rugby, colpevole secondo l’ex tallonatore francese di essere “coinvolto nel doping come lo era il ciclismo negli anni ’90”. E in un’intervista a Midi Olympique l’ex nazionale conferma tutto e rincara la dose.

Intervistato da Marc Duzan, infatti, Bénézech non solo si dice non pentito di aver parlato, ma conferma tutte le sue parole. “Le nuove performance richieste dal rugby moderno necessitano di un supporto medico e farmaceutico, è sicuro. […] Due giocatori del Tolone sono stati trovati positivi durante l’ultima finale del Top 14 e nessuno si è scandalizzato. […] Parole dette a caso? Mi spiace, ma ho abbastanza conoscenze nel mondo medico e scientifico per poter confermare ciò che dico” dice Bénézech.

Eppure, gli fa notare il collega transalpino, il rugby si vanta di aver un ottimo sistema antidoping. “E’ totalmente inefficace. Si controlla la salute dei giocatori, ma non rileva le anomalie. […] Mourad Boudjellal (il presidente del Tolone, ndr.) ironizza sulle mie parole sull’ormone della crescita, chiedendomi se la mascella di George Clooney è frutto di doping. Ma se lui può spiegarmi come fa la fisionomia di un essere umano a cambiare dopo aver superato l’età della crescita, sono qui pronto a sentirlo. Se, poi, mi dice che l’ormone della crescita è troppo caro per il mondo del rugby, allora siamo al ridicolo. Lo usano gli amatori, lo usano i team nel ciclismo. Squadre con budget di 9 milioni di euro. Il rugby è molto più ricco, quindi è ridicolo” sottolinea l’ex tallonatore.

Ma Bézénech non si limita ad accennare al doping, e parla di sistema. “Ormai le pratiche illegali sono istituzionalizzate. Prima si trattava di casi isolati, oggi se si parla di vincere il Top 14 o l’Heineken Cup è una corsa agli armamenti – dice l’ex nazionale, che poi punta nuovamente il dito contro Philippe Saint-André (il ct della Francia, ndr.) –. Il ct vuole arrivare a 50 minuti di tempo effettivo. E’ umanamente impossibile. […] Le parole del ct sono un appello al doping”.

Una delle grandi forze del doping è – come sottolineato anche in questo blog – l’omertà e Bénézech lo sa. “Drogarsi è una vergogna. I giocatori lo sanno, è un segreto che non possono condividere. Spesso neppure le loro mogli sanno cosa fanno – dice Bénézech, che alla fine lancia l’ultimo attacco, questa volta rivolto a Bernard Laporte, ex tecnico della Francia, allenatore del Tolone e uomo politico –. Voglio precisare che mercoledì prossimo era prevista una discussione sul doping al Senato. Lui ha preferito annullarla… Allora, chi è il codardo?”.

Ormai sembra si sia arrivati, in Francia, a un punto di non ritorno. Troppe (finalmente) le voci che si alzano per chiedere che venga fatta chiarezza e pulizia, troppe (e non solo in Francia!) le anomalie per poter far finta di non vedere. Prima che lo scandalo travolga il mondo del rugby, forse, sarebbe il caso che quello stesso mondo reagisse. Non negando, non minacciando chi parla, non chiudendosi dietro l’omertà e il silenzio (anche della stampa, collusa), ma cambiando drasticamente l’approccio al doping. E, qui, la palla passa all’Irb e alle federazioni nazionali. Meglio anticipare, giocarsi un po’ di credibilità, confessare e cambiare autonomamente marcia… piuttosto che resistere, fare barricate e, alla fine, venir travolti dallo scandalo.

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