Fassina al Manifesto: «Non ho cambiato idea, PD e Agenda Monti incompatibili»

Il responsabile economico PD spiega le sue proposte dopo l’intervista al Financial Times

di guido

Nell’intervista al Financial Times della scorsa settimana, Stefano Fassina aveva lanciato segnali di un’apertura all’Agenda Monti che non erano piaciuti a una parte dell’elettorato PD, ma soprattutto si era visto piovere addosso l’accusa di dire all’estero cose diverse da quelle che dice l’Italia, di essere quindi anti-Monti in campagna elettorale e pro-Monti davanti ai mercati finanziari. Intervistato oggi dal Manifesto, il responsabile economico del PD spiega le proprie posizioni e ci tiene a ribadire (anche tramite social network):

Al quotidiano comunista Fassina riformula quanto detto al giornale economico britannico, specificando di non aver ammorbidito i toni, anche se le conclusioni sono opposte: se in quel caso le dichiarazioni erano un’apertura al confronto con Monti, oggi Fassina dice che l’Agenda del PD e quella del premier sono incompatibili, a partire dalla riforma del lavoro, specificando che l’articolo 18 non verrà più toccato (anche se al FT aveva detto che la riforma Fornero va bene così).

Riguardo il mercato del lavoro, Fassina rivendica di aver impedito a Monti di riformare il lavoro come vorrebbe fare ora:

Ci sono punti di contatto fra l’agenda Bersani e questa riforma Monti-Ichino?
Sulle politiche attive, forse. Ma lo schema d’intervento di Monti sta nel quadro della svalutazione del lavoro, e non migliora le condizioni dei giovani ma riduce ancora il potere negoziale dei lavoratori. Riduce le retribuzioni e punta alla riduzione di costo.

Ma l’altra parte dell’intervista che non era piaciuta all’elettorato di centro-sinistra riguardava il congelamento dei salari, misura che Fassina aveva proposto come moneta di scambio per un accordo sindacati-imprese. Fassina ora fa una parziale marcia indietro:

La mia risposta al Ft partiva dalla negazione della svalutazione interna, ma riconosceva un problema di competitività. Che esiste ma va affrontato non con lo smantellamento dei sindacati e la riduzione delle retribuzioni ma con investimenti innovativi, rispetto ai quali, per una fase, negoziare un andamento delle retribuzioni coerente con la dinamica della produttività. Ma con l’accordo sindacale, non con lo smantellamento dei diritti.

E sull’eventuale accordo post-elettorale con i montiani Fassina ripete il mantra del PD: il partito punta a vincere le elezioni e ad avere una maggioranza autosufficiente, ma in ogni caso metterà sul tavolo le proprie proposte e cercherà la più ampia convergenza. Ma non ci si azzardi a chiamarla alleanza, perché quella è solo con SEL.

Vendola è protagonista dell’alleanza progressista. Vogliamo vincere in entrambe le camere. Ma siccome la prossima legislatura sarà costituente ci sono terreni sui cui è utile andare oltre il centrosinistra.

Ma non sul lavoro (anche se prima ha detto che la convergenza andrà cercata anche su quello): piuttosto sul fisco e sulle riforme istituzionali.

E sulla patrimoniale, tema su cui PD e Vendola sono in contrasto? Fassina garantisce un confronto interno e fa un po’ di melina:

L’Imu è un’imposta patrimoniale. La riformeremo in modo da includere una tassazione sui patrimoni immobiliari di rilevante valore. Questa è la patrimoniale possibile oggi.

Mentre ammette che è impossibile tassare le rendite finanziarie oltre alla Tobin Tax

Infine Fassina ritira la battuta sulle “Liste Rotary” riferite alle candidature centriste:

La mia è stata una battutaccia. I rotariani non hanno gradito il paragone con le liste di Monti. E mi ha molto colpito: ho ricevuto centinaia di mail