Come votano gli altri: il sistema elettorale tedesco

Come votano in Germania

di guido

Avvicinandoci alle elezioni in Italia, accompagnate come ormai da due tornate elettorali dalle polemiche sul “Porcellum”, è il caso di andare a curiosare in casa d’altri per capire come si vota negli altri paesi. C’è chi preferisce il proporzionale e chi il maggioritario, chi è federale e chi è semipresidenzialista, e anche chi cerca un ibrido: quel che è certo, però, è che in tutti i grandi paesi il sistema elettorale è consolidato negli anni e non viene riformato a ogni piè sospinto, a seconda della maggioranza che governa. Partiamo con un sistema che spesso viene evocato da chi lo vorrebbe applicare in Italia, quello tedesco.

La Germania è una repubblica federale parlamentare, con un presidente eletto dal Consiglio federale ogni cinque anni (e con poteri simili al Presidente della Repubblica italiana). A guidare il governo è il Cancelliere, che viene proposto dal Presidente ma eletto dal Budestag. Il Parlamento è diviso in due rami: il Bundesrat (la camera dei Lander, i cui componenti vengono decisi sulla base dei risultati nelle elezioni regionali, come quelle di domenica in Bassa Sassonia) e il Budestag, la Camera eletta direttamente. Il sistema elettorale tedesco è un proporzionale puro, con collegi uninominali (e per questo a volte viene erroneamente descritto come un misto tra proporzionale e maggioritario). Di seguito il funzionamento del sistema tedesco.

Ogni 4 anni (le prossime elezioni saranno a novembre 2013) gli elettori vengono chiamati a votare con due schede: con una si votano direttamente i candidati del collegio uninominale, con l’altra si vota un partito (che presenta una lista bloccata di nomi). È dai risultati della seconda scheda che si decide, in proporzione, la ripartizione dei seggi, con una soglia di sbarramento al 5%: in pratica con la seconda scheda si decide quanti parlamentari sono eletti per ciascun partito, con la seconda quali. I seggi del Bundestag sono almeno 598, di cui 299 vengono allocati dai collegi uninominali (e cioè eletti direttamente) e gli altri 299 tramite i listini bloccati.

Una volta stabilita la ripartizione tra i partiti (e all’interno dello stesso partito, su base regionale), i candidati vincitori nei collegi uninominali vengono eletti fino al raggiungimento dei seggi conquistati dal partito di appartenenza: se il partito ha eletto nei collegi un numero inferiore di candidati rispetto ai seggi vinti, gli altri vengono eletti dal listino bloccato. Se viceversa ha eletto più candidati uninominali rispetto al numero di seggi conquistati, si aumenta la composizione del Bundestag fino a contenere tutti i vincitori nei collegi uninominali (mandati in soprannumero). Possono essere eletti anche i candidati nei collegi uninominali appartenenti a partiti che non hanno superato lo sbarramento. La soglia di sbarramento al 5%, inoltre, non si applica per quei partiti che hanno eletto almeno 3 deputati nei collegi uninominali.

In sostanza è un sistema molto gradito ai piccoli partiti, che non favorisce un bipolarismo netto (neanche in Germania dove comunque sono due i partiti maggiori) e spesso porta alla necessità di formare coalizioni eterogenee per avere una maggioranza solida: è il caso della Grande Coalizione guidata da Angela Merkel nel suo primo mandato, quando nello stesso governo comprendeva sia CDU che i socialisti del SPD.

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