Elezioni in Israele: Netanyahu ha la maggioranza relativa, boom del Centro

I sondaggi danno vincitore l’attuale primo ministro, ma gli ultra nazionalisti hanno conquistato l’opinione pubblica israeliana e si preparano a prendere molti voti.

Aggiornamento: Appena escono i primi exit poll si capisce che i sondaggi erano corretti: il Likud di Benjamin Netanyahu, alleato con Avigdor Lieberman e i partiti religiosi, raggiunge la maggioranza del Parlamento israeliano, anche se di poco (61-62 i seggi assegnati sui 120). Il centrosinistra si ferma a 58-59. Il Likud ottiene appena 31 seggi ma il premier annuncia: “Governeremo ancora noi”.

La sorpresa non è arrivata dall’estrema destra di Bennett, ma dai centristi di Yair Lapid. Poi, a seguire, i laburisti e, appunto, il Focolare ebraico di Naftali Bennett. E poi, secondo Haaretz, l’estrema sinistra del Meretz (7 seggi); i centristi di Hatnuah dell’ex ministro degli Esteri Tzipi Livni (7 seggi). Tra la destra religiosa lo Shas ha 12 deputati, la United Torah Judaism 6. Le formazioni arabe-israeliane hanno conquistato in totale 9 deputati: 3 la United Araab List, 2 balad e 4 Hadash.

Elezioni in Israele: la conferma di Netanyahu e lo spauracchio dell’estrema destra di Bennett

Gli ultra nazionalisti si preparano a un gran risultato elettorale

Benjamin Netanyahu si appresta, oggi, a venire rieletto alla guida del governo di Israele. Ma incombe l’incognita dell’ultradestra nazionalista sulle elezioni politiche del Paese. E’ l’opinione pubblica a essere stata sedotta dal leader del movimento nazionalista religioso Naftali Bennett, ex capo di gabinetto del governo Netanyahu, che ha più volte parlato – durante la campagna elettorale – di Grande Israele, un argomento che ha infiammato gli animi.

Bennett toglierà, con tutta probabilità, un bel numero di voti proprio al partito del premier, il Likud. Lui non predica il processo di pace con i palestinesi, concede solo qualche città autonoma agli arabi, ma con rigidi sistemi di sicurezza. E’ un religioso, ma non disdegna il dialogo con i laici. Bennett è stato sicuramente la cosa più vivace di una campagna elettorale definita “la più noiosa della storia” dagli analisti.

La divisione dei seggi tra le formazioni politiche israeliane

Secondo gli ultimi sondaggi, l’alleanza tra Likud e partito nazionale laico Yisrael Beytenu di Avigdor Lieberman dovrebbe prendere un numero di seggi tra i 33 e i 35 (attualmente ne ha 42). Su Haaretz, l’editorialista Aluf Benn è stato piuttosto duro con Netanyahu: “Non offre agli israeliani alcuna speranza di un futuro migliore, solamente lo stesso vecchio ritornello”.

In lizza ci sono 34 liste elettorali per 38 partiti, ma soltanto una quindicina dovrebbero superare lo sbarramento del 2 per cento che vuol dire ingresso in Parlamento. A una settimana dai risultati ufficiali delle elezioni, sarà il presidente della Repubblica a nominare il premier. Quest’ultimo avrà 28 giorni di tempo (prorogabili di ulteriori due settimane) per formare l’esecutivo. In caso di fallimento, nuova designazione e stessi tempi tecnici.