Crisi Galles: Guerra e Pace, ma il futuro resta oscuro

Il manager degli Ospreys Andrew Hore tende la mano alla Federazione, ma non si nega qualche bordata pesante.

Segnali di pace nella guerra tra le province gallesi e il governo centrale. I club della RaboDirect Pro 12 usano parole concilianti con la Federazione, smentendo ogni possibile volontà di scissione, ma senza dimenticare di rimarcare i problemi che attanagliano il Galles.

“Nessuno parla di abbandonare la WRU. Non lo vogliamo e non è praticabile. Ma quel che vogliamo e che il game board inizi a riunirsi affinché il rugby provinciale cresca e non si limiti a sopravvivere. Ma vogliamo farlo lavorando con la WRU – ha dichiarato il manager degli Ospreys Andrew Hore –. E’ frustrante aver lavorato tanto per creare una struttura di dialogo e poi vederlo bloccato perché la WRU non vuole un componente indipendente”.

Una questione di principio, ma soprattutto una questione di soldi. “Con un salary cap di 3.5 milioni di sterline le regioni faticano ad attrarre i giocatori più forti e, anzi, vedono i loro campioni attratti dagli stipendi dei club francesi. Per questo vogliamo lavorare per capire come ottenere più soldi da spendere per sviluppare il rugby gallese a ogni livello – continua Hore –. Il rugby provinciale ha lavorato bene – e i tre Grandi Slam vinti dal Galles e il titolo di quest’anno nel Sei Nazioni lo dimostrano – nell’ultimo decennio, ma è stato marginalizzato dalla WRU. Vogliamo una maggiore autonomia per far crescere il rugby, ma sembra che la Federazione voglia toglierci la forza e spingerci a terra”.

Insomma, parole di pace, all’inizio, di guerra ora. E Tolstoj non c’entra nulla in tutto ciò. “Gli Ospreys spendono ogni anno 700mila sterline per sviluppare il rugby nella nostra regione, e non parliamo solo di far crescere campioni internazionali in Galles, ma di investire a ogni livello, dai giocatori ai tecnici agli arbitri, fino alle categorie giovanili” conclude Hore.

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