Sport & Politica: Malagò, la scuola e l’esempio rugby

Il neopresidente Coni parla del futuro dello sport in Italia e pone i primi due paletti: scuola e soldi.

Giovanni Malagò è sempre più il protagonista dello sport italiano. Non poteva essere differentemente per il neopresidente Coni che ha spezzato una lunga catena invisibile che univa nel segno della continuità il governo del Coni da decenni. E in un’intervista a L’Avvenire Malagò affronta alcuni temi molto importanti. Scuola e soldi.

Intervistato da Massimiliano Castellani, infatti, il presidente Malagò fa il punto della situazione dello sport italiano. Uno stato dell’arte che va bene, ma non benissimo. I problemi sono tanti, le soluzioni lontane, ma il numero 1 dello sport italiano fissa i primi due paletti imprescindibili per rilanciare lo sport in Italia. Scuola e soldi.

“I talenti nascono a prescindere dall’ora o due settimanale di educazione fisica. Il nodo da sciogliere invece è: come si fa se non sai dove e con chi puoi fare svolgere attività sportiva agli studenti? Il privato offre già “scuole di sport” e più che i soldi o le leggi servono gli uomini giusti e capaci. Ci sono presidi svegli che hanno trovato formule vincenti e altri che invece ancora dormono… – dice Malagò, che punta sugli sponsor per portare lo sport finalmente a scuola –. Gli investimenti privati nella scuola pubblica. In parte già avvengono, ma non bastano per rispondere all’annosa problematica della riomologazione degli spazi dove fare attività sportiva all’interno dei plessi scolastici. Se non si agisce tempestivamente e con interventi seri e mirati sull’impiantistica allora continueremo a parlare di aria fritta”.

Altro tema, i soldi pubblici nello sport. Troppi, mal investiti. E federazioni che, invece, vivono di vita propria. E l’esempio che Giovanni Malagò fa è proprio il rugby. “Premetto che mi sento il papà di tutte e 45 le federazioni e come tale mi comporterò con ognuna di esse. Alcune stanno meglio di altre, perché magari sul mercato hanno avuto delle opportunità vantaggiose e le hanno sapute sfruttare – dice il presidente Coni, che poi riporta l’esempio da seguire –. Il rugby è una di queste: il Sei Nazioni ha avuto una ricaduta formidabile sull’intero movimento, si finanzia con appena il 10% di contributi Coni e il resto gli arriva da sponsor e diritti televisivi. Oggi, in linea teorica il modello da seguire è questo”. Così parlò Malagò.

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