Inchiesta Hiram: condannato Rodolfo Grancini a 6 anni e 6 mesi nella vicenda mafia-massoneria

Ritorniamo a parlare dell’inchiesta Hiram per la notizia della condanna del faccendiere massone Rodolfo Grancini a 6 anni e 6 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per concorso in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari e rivelazione di segreto d’ufficio. La condanna conferma quelle che erano state le richieste formulate dai pm della Dda di

di fabio



Ritorniamo a parlare dell’inchiesta Hiram per la notizia della condanna del faccendiere massone Rodolfo Grancini a 6 anni e 6 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per concorso in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari e rivelazione di segreto d’ufficio. La condanna conferma quelle che erano state le richieste formulate dai pm della Dda di Palermo Paolo Guido e Fernando Asaro davanti al gup Agostino Gristina.

Contestualmente alla condanna il gup Gristina ha disposto le indagini nei confronti di una vice Procuratore onorario di Agrigento che avrebbe chiesto all’imprenditore Calogero Licata, di Canicatti – persona vicina a Grancini – di ottenere una raccomandazione per il marito, un alto ufficiale dell’Arma. Anche Licata è imputato nel processo Hiram ed accusato di aver tentato di insabbiare in Cassazione alcuni procedimenti penali che riguardavano boss mafiosi di Agrigento e Trapani.

Rodolfo Grancini, tra le altre cose anche Presidente del Circolo del Buon Governo di Marcello Dell’Utri – anche lui coinvolto – sarebbe il perno tra gli arrestati a giugno 2008 nella vicenda che vede coinvolti interessi tra mafia, massoneria ed ovviamente politica. L’associazione avrebbe, con la complicità di investigatori e funzionari della cassazione, aggiustato ricorsi e procedimenti in corso davanti alla suprema corte per agevolare esponenti mafiosi, nello specifico i processi riguardanti Giovan Battista ed Epifanio Agate, fratello e figlio del capo mafia mazarese Mariano Agate.

Come scrivevamo qui:

secondo i pm il gruppo degli arrestati – vicini o appartenenti a logge massoniche – “si adoperava dietro il pagamento di ingenti somme di denaro per l’insabbia­mento di processi penali in Cassazione, al fine di far maturare i tempi di prescrizione.” (dei processi riguardanti gli Agate ndr.)

Molti gli elementi convergenti nella vasta inchiesta Hiram, che come abbiamo visto coinvolge direttamente anche il Sen. Dell’Utri, di cui Grancini è un protetto, ed ambienti diretti della massoneria con l’imputazione per il gran maestro della “Serenissima Gran Loggia Unita d’Italia”, Stefano De Carolis Villas che

secondo l’accusa, sarebbe stato messo a conoscenza dall’imprenditore Michele Accomando e da un altro indagato dell’inchiesta Hiram, del piano per ottenere il controllo di un procedimento penale pendente in Cassazione che riguardava il boss mafioso Giovanbattista Agate, fratello del capomafia di Trapani, Mariano.

Ma anche la Chiesa sarebbe coinvolta, o almeno un suo esponente. Ad un certo punto della vicenda infatti saltano fuori anche la chiesa dei Gesuiti, nello specifico la sacrestia della chiesa sant’Ignazio di Loyola di Roma di cui è rettore l’indagato Ferruccio Romanin che secondo i pm avrebbe fisicamente redatto delle missive in difesa degli Agate, qui in maniera approfondita:

su commissione e dietro compenso in denaro pagatogli dal faccendiere Grancini redatto lettere indirizzate a diverse Autorità giudiziarie, finalizzate a perorare la posizione processuale di imputati di gravissimi fatti delittuosi

Adesso la condanna di Grancini, che ha ammesso molte delle accuse, ma rimangono ancora aperte le posizioni dell’imprenditore di Mazara del Vallo Michele Accomando, del ginecologo palermitano Renato Gioacchino Giovanni de Gregorio e degli altri arrestati tra cui anche Francesca Surdo, agente della polizia di Stato in servizio alla Direzione anticrimine di Roma, che veniva utilizzata come talpa.

Dell’inchiesta Hiram, dai gravissimi risvolti e coinvolgimenti, non sembra si voglia continuare a parlare nei piani alti dell’informazione e le motivazioni non sono propriamente chiare. O forse lo sono fin troppo.

Fonte | Agi

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