Francesco Cossiga, la strage di Ustica e il Paese a sovranità limitata

L’ex presidente, ex ministro, ex picconatore democristiano Francesco Cossiga non perde mai occasione per concedersi affermazioni e rivelazioni che – nel famoso “Paese normale” – porterebbero probabilmente all’incriminazione o almeno all’apertura di una inchiesta. Anni fa si lasciò sfuggire che nel dopoguerra i Carabinieri, in Sardegna, avevano delle armi da mettere a disposizione della Dc

L’ex presidente, ex ministro, ex picconatore democristiano Francesco Cossiga non perde mai occasione per concedersi affermazioni e rivelazioni che – nel famoso “Paese normale” – porterebbero probabilmente all’incriminazione o almeno all’apertura di una inchiesta. Anni fa si lasciò sfuggire che nel dopoguerra i Carabinieri, in Sardegna, avevano delle armi da mettere a disposizione della Dc nel caso in cui il Partito comunista avesse vinto le elezioni. Poi ci fu la vicenda Gladio – Stay Behind con gladiatori e paramilitari che venivano addestrati nelle basi militari sarde. A intervalli più o meno regolari Cossiga si diverte a tornare sulla strage di Ustica, ripetendo che i francesi hanno sparato un missile, forse per sbaglio, forse perché nei pressi c’era un aereo con Gheddafi a bordo e lo volevano eliminare.

Intervenendo al telefono alla manifestazione per la consegna a Giampiero Marrazzo del premio Agave di Cristallo per la qualità del linguaggio documentaristico dell’opera “Sopra e sotto il tavolo” (docufilm sulla riapertura del caso Ustica) Cossiga ha ribadito che sono stati gli aerei francesi a causare 81 morti, ma che tanto non lo ammetteranno mai e quindi è inutile insistere.

L’Italia, oltre ad essere stato per 50 anni un Paese a sovranità limitata, può anche vantare questo genere di politici: gente che ha occupato ogni tipo di poltrona, trattato e brigato con ogni tipo di personaggio e goduto di enorme potere, ma che quando si tratta di punire i responsabili di una strage (Ustica, Cermis, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, etc etc) si distrae, per rammentare solo 30 anni dopo i nomi dei colpevoli e farsi beffe dei cittadini italiani, godendo dell’immunità garantita dall’età e dalle relazioni intessute durante una specchiata carriera da un palazzo all’altro.

Chissà che un giorno il Cossiga non si ricordi pure come sono andate le cose durante il rapimento di Aldo Moro…

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