Rugby & Olimpiadi: Sebastian Coe, la leggenda sposa il seven

Il leggendario atleta inglese, presente alle World Series a Hong Kong, scommette sul rugby a sette per rendere la palla ovale globale e per rilanciare i Giochi olimpici.

E’ una delle leggende delle Olimpiadi, è uno dei campioni inglesi più amati in Patria. Sebastian Coe, 56 anni, è stato due volte oro olimpico nei 1.500 metri a Mosca 1980 e Los Angeles 1984, nonché deputato conservatore ed è stato nominato Barone Coe di Ranmore. E, ora, Sir Coe ha sposato il rugby seven.

Presidente del Comitato organizzatore dei Giochi Olimpici di Londra 2012 e membro della IAAF, Sebastian Coe era a Hong Kong lo scorso weekend a godersi lo spettacolo delle Irb Sevens World Series. E, a margine dell’evento, ha parlato del futuro del rugby a sette che da Rio 2016 diverrà sport olimpico (certa la presenza nel 2020, poi si vedrà, ndr.).

“Nel nuovo millennio la sfida è di portare lo sport vicino ai giovani. Il rugby seven è visto come un’occasione per ringiovanire e rinfrescare il programma olimpico, avvicinando i ragazzi di zone del mondo dove il rugby a sette è veramente importante – le parole di Coe –. Il rugby seven aiuterà a rendere la palla ovale globale (qualcuno dovrebbe capirlo anche in Italia, ndr.) e aumentare il numero di nazioni che lo giocheranno”.

E per i più tradizionalisti? Per coloro che storciono il naso di fronte all’idea di introdurre sport nuovi e moderni nel programma olimpico? “Se guardiamo al futuro tra vent’anni l’ipotesi non irrealistica è che a ospitare i Giochi olimpici non sarà una delle ‘vecchie e tradizionali’ città cui siamo abituati. Nel 2028 potrebbe essere una città alla quale ora non riusciamo neppure a pensare – sottolinea Coe, che conclude –. Allo stesso modo hai uno sport che sta crescendo in nazioni che si possono definire emergenti e questo dà un potenziale incredibile”.

credit image by Getty Images

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