Daverio: “Bossi odia Milano”. La Lega Nord è un partito anti-urbano?

A volte si trovano spunti interessanti per una riflessione politica anche sulla free-press. Prendiamo ad esempio l’intervista a Philippe Daverio comparsa ieri su DNews Milano. L’ex assessore della prima giunta leghista milanese (sindaco Formentini), ora capolista per la Lista Penati alle provinciali, commenta così le dichiarazioni di Umberto Bossi, che è sembrato voler svalutare l’Expo


A volte si trovano spunti interessanti per una riflessione politica anche sulla free-press. Prendiamo ad esempio l’intervista a Philippe Daverio comparsa ieri su DNews Milano. L’ex assessore della prima giunta leghista milanese (sindaco Formentini), ora capolista per la Lista Penati alle provinciali, commenta così le dichiarazioni di Umberto Bossi, che è sembrato voler svalutare l’Expo 2015 definendola “una manifestazione del secolo scorso“:

Bossi non può affrontare un tema come quello di Expo: lui rappresenta la cultura del contado, non certo quella urbana. Anzi, tutto quello che è cittadino gli dà fastidio. A Roma, però, la Lega si trova bene. Infatti lì la politica è agreste. Il Carroccio di oggi non c’entra più nulla con la Lega milanese degli anni ‘90. Anzi, la realtà è che Bossi odia Milano (..) Quando ero assessore nella giunta Formentini venne solo per una cena ai Quattro Mori.

Al di là della partigianeria politica, bisogna ammettere che quello di Daverio è uno spunto di un certo interesse, sul quale personalmente non avevo mai riflettuto prima: la Lega può essere considerata un partito, se non anti-urbano, comunque più vicino alle istanze dei sobborghi, dei piccoli centri e delle vallate che a quelle di metropoli moderne come Milano? Più elementi sembrerebbero indicarlo.

Prendiamo ad esempio il sapore dannatamente vintage, rurale e passatista di certe battaglie-manifesto della Lega, come quelle per il recupero del dialetto (che a Milano ormai parlano solo i vecchi), per la legalizzazione della grappa fatta in casa o la recente legge pro-caccia. Analogamente, nel campo delle infrastrutture, il Carroccio è apparso spesso più attento ad opere stradali tipicamente suburbane, come l’emblematica Pedemontana, che alla realizzazione di servizi pubblici più prettamente urbani, come le metropolitane.

La Lega sarebbe quindi, in quest’ottica, più vicina a una realtà come quella del varesotto (da cui provengono Bossi e Maroni), che a quella di una metropoli complessa come Milano. E forse non a caso è particolarmente radicata nel Nord-Est, territorio in cui il passaggio dal paesino all’urbanizzazione continua della megalopoli è avvenuto senza passare attraverso lo sviluppo di una vera e propria grande città accentratrice.

Se c’è del vero in quanto sostenuto finora, allora si fa meno fatica a capire come mai la cosiddetta capitale del Nord, nonostante sia governata quasi ininterrottamente dalla Lega da 16 anni, e nonostante il peso politico senza precedenti dei Lumbard a livello nazionale, si trovi nelle condizioni che descriveva ieri davide f. su queste pagine, costretta ad elemosinare denaro per i suoi progetti ad un governo amico che, alla prova dei fatti, si dimostra spesso sfacciatamente ostile.