Sei Nazioni 2013: Italia, la stampa inglese la promuove

Planetrugby, nel suo tradizionale “State of the Nation” sottolinea il buon torneo degli azzurri e la grande differenza tra Jacques Brunel e Nick Mallett.

Alla fine del Sei Nazioni ci sono due appuntamenti imprescindibili nel mondo dell’informazione web britannica. Da un lato i XV ideali, di cui abbiamo già parlato, dall’altro lo “state of the nation” di Planetrugby.com, cioè l’analisi delle sei nazioni da parte del sito inglese. E l’Italia viene promossa.

Ross Hastie, collega di Planetrugby, inizia subito sottolineando come quello appena passato sia stato il miglior Sei Nazioni dell’Italia da sempre. Poi – seppur dicendo che in molti non avevano capito perché la Fir avesse detto addio a Mallett (ma poche righe più sotto lo spiega con gli interessi, ndr.) – evidenzia come in pochi avevano creduto alle parole di presentazione di Jacques Brunel, che annunciava che l’Italia punta a entrare nei prossimi anni nella top 6 mondiale.

Venendo al torneo appena concluso, Hastie ribadisce un concetto già sentito più volte in queste settimane e giorni, e cioè che l’Italia non può più venir considerata l’ultima della classe, ma oramai è a pieno titolo nel Sei Nazioni. La vittoria con la Francia è un bis importante, il successo con l’Irlanda un traguardo storico, ma Planetrugby evidenzia come il vero capolavoro sia stata la partita di Twickenham. Dove l’Italia aveva mediamente perso di 33 punti, era dato 40/1 dai bookies, ma ha fatto soffrire l’Inghilterra fino all’ultimo.

Certo, poi c’è stato il Murrayfield (anche se personalmente reputo il Galles a Roma la peggior prestazione azzurra) a segnare un passo indietro importante e a macchiare un torneo positivo, con Luciano Orquera a evidenziare l’eterno problema all’apertura. Ma Ross Hastie sottolinea come il gap tra avanti e trequarti sia scomparso, come l’Italia oggi giochi un rugby più completo e abbia diversi giovani interessanti.

Insomma, Italia promossa e Jacques Brunel promosso. Che ha instillato un nuovo approccio positivo al rugby azzurro, pur senza rivoluzionarlo. E, soprattutto, mettendo una pietra sopra il mantra (che non ci manca per nulla, ndr.) di Nick Mallett “proviamo solo a non perdere di troppo”, ma provando a vincere le partite.

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