Napoli: ferita Teresa Formisano, moglie presunto affiliato clan Rinaldi

Raggiunta da alcuni colpi di arma da fuoco mentre era affacciata al balcone della sua abitazione. È accaduto nella tarda serata di ieri in via Ravello, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, alla periferia est di Napoli. Vittima del ferimento, Teresa Formisano, 24 anni, moglie di Raffaele Maddaluni, ritenuto affiliato al clan Rinaldi. Secondo

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Raggiunta da alcuni colpi di arma da fuoco mentre era affacciata al balcone della sua abitazione. È accaduto nella tarda serata di ieri in via Ravello, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, alla periferia est di Napoli. Vittima del ferimento, Teresa Formisano, 24 anni, moglie di Raffaele Maddaluni, ritenuto affiliato al clan Rinaldi.

Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, sarebbero stati in due a piombare a bordo di un’auto sotto casa della donna poco dopo le 22:00. I proiettili esplosi, tre, avrebbero colpito la donna nella zona ascellare. Ricoverata in gravi condizioni al Loreto Mare la 24enne sarebbe in pericolo di vita. Scrive Il Mattino:

Sul posto, a San Giovanni a Teduccio, sono intervenute la polizia e la Scientifica per i rilievi del caso. Teresa Formisano è la moglie di un grosso pregiudicato che sarebbe legato e molto vicino al clan Rinaldi, la cosca che domina nell’area orientale della città. E che da anni è in guerra con i Mazzarella, una guerra antica, cominciata nel lontano 1980 con l’omicidio del boss Vincenzo Rinaldi, detto «o guappetiello», e mai terminata. Ieri sera erano in corso, da quanto è filtrato attraverso le maglie degli inquirenti, dei festeggiamenti nel rione Villa, durante i quali sono stati accesi numerosi fuochi d’artificio.

E ancora:

Non è una novità, tra l’altro, secondo rituali codificati, il fatto che dietro tali forme di manifestazioni ci sia il vero intento di festeggiare così l’apertura di una nuova zona di spaccio della droga. Ma è anche questa un’ipotesi da accertare. Di certo è che nella zona orientale della città e in particolare nella maggior parte del Corso San Giovanni, via Pazzigno, via Morelle, via Comunale Ottaviano e via Ferrante Imparato, è ormai scontro aperto tra le fazioni criminali per il pieno controllo delle attività illecite.

(…) Vendetta trasversale, obiettivo mirato, intento punitivo: comunque sia, ogni ipotesi è ora al vaglio della polizia che in nottata ha avviato i primi accertamenti. Da ricordare che il 25 febbraio scorso finì in manette il latitante Salvatore Rinaldi, esponente di spicco dell’omonimo cartello.

Da L’Ora Vesuviana:

Un latitante, Salvatore Rinaldi, 47 anni, esponente dell’omonimo clan del quartiere di San Giovanni a Teduccio, è stato arrestato ad Amburgo nel corso di un’operazione della squadra mobile di Napoli, dei carabinieri del R.o.n.o e dell’Interpol. Rinaldi è stato bloccato poco prima delle 20.30 all’interno della pizzeria «’O Sole mio». Il pregiudicato era ricercato sulla base di un ordine di carcerazione, emesso il 6 febbraio dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli. Deve espiare sei anni, dieci mesi e 13 giorni di reclusione per estorsione aggravata, tentativo di estorsione ed altri reati.

Dell’omicidio di Vincenzo Rinaldi si parla qui, attraverso le dichiarazioni di un ex killer dei Mazzarella, poi divenuto collaboratore di giustizia. Da Faida di Scampia:

«Franco Mazzarella, figlio di Gennaro, volle fare un regalo al padre detenuto: l’omicidio di un affiliato al clan Rinaldi. Dopo la morte di Salvatore Mazzarella (ucciso sul corso San Giovanni a Teduccio, ndr), proprio Gennaro era tra i più determinati a portare a termine la vendetta: non voleva assolutamente perdonare l’omicidio del fratello».

Il 5 febbraio 2007 Ciro Spirito rivelò ai magistrati antimafia ciò che sapeva, avendovi partecipato in prima persona, sull’omicidio di Vincenzo Rinaldi. (…) Ecco le sue dichiarazioni. «Vincenzo Rinaldi era tra gli obiettivi che si era deciso di colpire già prima che Gennaro Mazzarella fosse arrestato. Si era già decisa l’esecuzione dell’omicidio, ma non si riusciva a portarlo a compimento. La decisione era stata presa proprio da Gennaro ed era “parcheggiata” fino quando non sarebbe potuta andare in porto. Proprio per questo motivo, quando fu arrestato Gennaro, il figlio Franco riprese la volontà del padre e pensò di fargli un regalo. Vincenzo Rinaldi fu ucciso all’interno di un bar al corso
Malta».

(…) «La decisione di passare alla fase esecutiva fu dei figli di Gennaro, Ciro e Franco, i quali dissero in mia presenza che bisognava portare a termine l’omicidio. C’era anche Paolo Ottaviano, che si attivò di persona per recuperare una delle pistole di cui disponevamo. Fu prelevata da uno dei bidoni di plastica utilizzati dai pescivendoli e che noi usavamo per nascondere le armi: si trattava di una pistola calibro 9×21. Franco Mazzarella, figlio di Salvatore, volle partecipare all’azione delittuosa per vendicare il padre. Fui però io a entrare nel bar a volto scoperto e a sparare a Vincenzo Rinaldi».

Foto | Flickr

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