In Abruzzo la prima zona rossa post lockdown. Il sindaco: “Non potevo fare altrimenti”

Il primo dei due focolai nel comune di Lucoli è partito da un 40enne rientrato dalla Sardegna

In Abruzzo è stata dichiarata la prima zona rossa post lockdown. Precisamente a Casamaina, frazione del comune di Lucoli (poco più di 900 abitanti), in provincia dell’Aquila. Dopo che sono stati accertati 12 casi di positività al Covid-19, il sindaco Valter Chiappini ha emesso un’ordinanza che istituisce la zona rossa dalla mezzanotte di oggi 28 agosto alle 24.00 del primo settembre prossimo.

Questo significa divieto di allontanamento per gli abitanti, divieto di accesso nel territorio della frazione, chiusura temporanea delle attività non essenziali, ma anche di parchi e zone all’aperto dove si può fare attività fisica. È comunque permesso il rientro presso il proprio domicilio o la propria residenza a chi si trovava fuori dall’area al momento dell’entrata in vigore dell’ordinanza.

Il sindaco Chiappini al Messaggero spiega che sono stati già effettuati quasi 150 tamponi: “Abbiamo fatto 147 tamponi, con grande senso civico si sono presentati non solo i residenti, ma anche i dimoranti. Questo allungherà un po’ le procedure per avere gli esiti. C’è anche il weekend di mezzo”, da qui la decisione di istituire la zona rossa: “Non potevo aspettare, mi avrebbero potuto accusare di non aver arginato il contagio” aggiunge il primo cittadino.

Il focolaio di Casamaina, dove si concentra la maggior parte della popolazione di Lucoli, si sarebbe originato da un uomo di 40 anni tornato da una vacanza in Sardegna, contagio scoperto l’11 agosto. 10 giorni dopo, la positività di una dipendente di un ristorante della zona, che abita a Casamaina, ha fatto partire il secondo focolaio, con contagio esteso alla sua e altre due famiglie: hanno contratto il virus il marito della donna e il figlio di 8 anni, i suoceri e la cognata.

L’ordinanza n. 23 emessa dal sindaco in data 27/08/2020 ha stabilito tra l’altro la sospensione delle attività di tutti gli uffici pubblici, di tutti i cantieri di lavoro, di tutte le attività produttive e di tutte le fermate dei mezzi pubblici di trasporto. Chiuso anche il cimitero, fatta salva l’erogazione dei servizi di trasporto, inumazione e tumulazione delle salme.

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