È morto Cesare Romiti, una vita in FIAT (e al fianco dell’Avvocato)

Dalla marcia dei 40mila alla fondazione Italia-Cina. “Essere accomodanti? Ha portato il paese in condizioni disperate”

È morto Cesare Romiti, uno dei manager d’azienda italiani più stimati e conosciuti nel mondo. Classe 1923, romano, l’ex amministratore delegato e presidente della Fiat, braccio destro di Gianni Agnelli, è morto nelle scorse ore nella sua casa di Milano. Guidò anche Alitalia, Montedison, Gemina e Rcs.

Manager duro ma vero, scrive oggi Il Sole 24 Ore, Romiti arrivò nella Fiat degli Agnelli nel 1974, nel pieno della crisi petrolifera, su segnalazione del banchiere Enrico Cuccia (come richiesto dall’Avvocato). Inizia a dirigere il settore finanza, amministrazione e controllo. In Fiat rimarrà fino al 1998, uscendone, per limite di età, 78 anni, da presidente.

L’autunno caldo e la marcia dei 40mila

Nell’autunno caldo del 1980, quando è già a.d. da 4 anni, è lui ad affrontare dal “posto di comando”, il 14 ottobre, la “marcia dei 40.000”, cioè dei quadri della Fiat scesi in piazza contro il sindacato contro la riorganizzazione del Gruppo. Fiat licenzierà 14.469 lavoratori, con lo stabilimento di Mirafiori poi bloccato, con picchettaggi e scioperi, per più di un mese.

Cittadino onorario della Cina

Nominato Cavaliere del lavoro nel 1978, tra i tanti titoli Romiti annovera anche quello di cittadino onorario della Cina (nel 2003 istituì la Fondazione Italia-Cina), per la sua opera di rafforzamento dei rapporti bilaterali tra i due paesi, e quello di Ufficiale dell’Ordine Nazionale della Legion d’Honneur francese.

In piedi ai funerali dell’Avvocato

Ai funerali di Gianni Agnelli nel duomo di Torino, il 27 gennaio del 2003, Romiti resta in piedi, granitico, per tutta la funzione. Al Corriere della Sera poi dirà: “In chiesa lui faceva così. Ricordo una domenica in cui andai a trovarlo a Villar Perosa. Mi portò a messa. La moglie con i figli erano davanti. Lui era in fondo, e rimase in piedi per l’intera funzione: “Romiti, rimanga in piedi con me”. Gliene chiesi il motivo. Rispose che aveva avuto un’educazione cattolica e quello era il modo per dimostrare, se non la fede, la fedeltà. Restare in piedi al suo funerale era il mio modo di rendergli omaggio”.

Mai in politica

Tirato per la giacchetta da destra, Romiti parlò così del suo rapporto con la politica e i politici: “Anche se avessi il desiderio di entrare in politica non ne sarei capace. Io dico sempre quello che penso”. Mai una tessera di partito in tasca, anche se una volta ammise di essere stato tentato di candidarsi a sindaco della sua città: glielo aveva proposto Silvio Berlusconi, per competere contro Walter Veltroni.

In politica avrebbe dovuto essere accomodante, cosa a cui il manager non era abituato. Una volta spiegò che “L’essere accomodanti” è la “cosa che ha portato gente di qualità mediocre a occupare posti importanti. Ma ha anche portato il Paese nelle condizioni disperate in cui si trova ora”. Senza che si intravveda una correzione di rotta.

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