Dieci anni fa moriva Francesco Cossiga, il presidente picconatore

Il ricordo di Nicola Mancino: “In politica manca uno come lui”

Domani è il decennale della morte dell’ex capo dello Stato Francesco Cossiga, il presidente picconatore. Docente di diritto costituzionale, cattolico laico, membro di spicco della DC, fu deputato dal 1958 al 1983, quindi senatore, sottosegretario alla Difesa, ministro dell’Interno durante il sequestro Moro e poi ancora presidente del Consiglio, del Senato e infine Presidente della Repubblica, votato anche dal Pci, dal 1985 al 1992.

Quando era sottosegretario alla Difesa, era sua la delega alla sovrintendenza di Gladio, la Stay-behind italiana, la struttura paramilitare segreta, promossa dalla CIA in funzione anti sovietica.

Negli ultimi due anni del settennato, caratterizzati dalla polemica su Gladio e dall’esplosione di Tangentopoli, Cossiga da presidente notaio diventa il presidente picconatore. Quando Gladio divenne nota all’opinione pubblica, Cossiga vestì i panni dell’avvocato dei gladiatori, da considerare secondo lui come i nuovi partigiani, perché erano al servizio dell’indipendenza della democrazia italiana.

Cossiga subì la richiesta di messa in stato d’accusa a dicembre del 1991 da parte della minoranza in parlamento, per 29 capi d’accusa, richiesta poi rigettata dal comitato parlamentare per manifesta infondatezza. Anche la procura di Roma chiese l’archiviazione, accolta dal Tribunale dei ministri.

L’ex ministro dell’Interno e presidente del Senato Nicola Mancino, raggiunto al telefono da AdnKronos, lo ricorda così: “Eravamo amici con Cossiga” che era “un grande battagliero, sia da giovane ma anche quando era più maturo. In politica manca uno come lui. E non solo lui”. A proposito del 1991: “Verso la fine del suo mandato” Mancino ricorda il Cossiga “contro la Sinistra democristiana” ma “è stato un politico di grande statura”.

Cossiga si dimetterà da presidente della Repubblica il 25 aprile del 1992, in anticipo sulla scadenza naturale del 3 luglio, con un discorso a rete unificate: “Ho preso la decisione di dimettermi da Presidente della Repubblica, spero che tutti lo consideriate un gesto onesto, di servizio alla Repubblica (…). Talvolta ho gridato ma se ho gridato è perché soltanto temevo di non farmi sentire”.

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