Rousseau approva: sì ad alleanze con altri partiti e sì al 3° mandato. La trasformazione dei Cinque Stelle

Il M5S si trasforma. A Roma via libera al Raggi bis. Il voto su Rousseau apripista per le prossime politiche?

Il Movimento Cinque Stelle sta diventando un partito molto simile a quelli tradizionali da cui ha sempre voluto prendere le distanze? I 5 stelle dicono addio a due capisaldi della loro linea politica, due princìpi definiti fondanti e/o inderogabili fino a un paio di anni fa, cioè fino a prima che giungessero al governo.

Parliamo del tetto dei due mandati e del divieto di alleanze con altri partiti, alleanze che finora erano consentite a livello locale (da appena un anno) solo con liste civiche. Sulla piattaforma Rousseau, gli iscritti al M5S hanno infatti dato il via libera, con votazione online tenutasi ieri e oggi, all’abrogazione dei suddetti princìpi, dando così l’ok alla ricandidatura di Virginia Raggi a sindaco di Roma.

La Raggi, che per la prima volta venne eletta in consiglio comunale nel 2013 e che quindi sarebbe al terzo mandato, in realtà aveva già annunciato nei giorni scorsi la volontà di ricandidarsi, prima del voto su Rousseau, con un bel Daje! di sostegno da parte di Beppe Grillo.

Per correttezza bisogna dire anche che la regola del doppio mandato era già stata derogata (con la formula mandato zero) a luglio scorso dallo stato maggiore pentastellato, solo per i consiglieri comunali, decisione poi ratificata sempre dagli iscritti su Rousseau.

I risultati del voto degli iscritti M5S

Tornando alla consultazione degli ultimi due giorni, la modifica del mandato zero ha avuto l’80,1% dei voti degli iscritti a Rousseau. Ai quali è stato proposto di considerare nullo, zero, il mandato da consigliere comunale “in qualsiasi momento esso venga svolto”, come spiegato da Vito Crimi. Ecco che il Raggi bis è servito.

Invece la possibilità di alleanze con i partiti tradizionali alle elezioni amministrative (comunali) ha ottenuto il 59,9% dei consensi. In tutto hanno votato a favore delle alleanze 329.196 iscritti, oltre 39mila invece hanno detto sì alla modifica al mandato zero.

La deroga al tetto dei due mandati farà da apripista anche per il parlamento? Tanti deputati e senatori 5 Stelle che non potrebbero più ricandidarsi in base al codice interno al Movimento (tra cui ad esempio l’ex capo politico Di Maio, il guardasigilli Bonafede e l’ex ministro dei Trasporti Toninelli) ci sperano.

Per il presidente della Camera Roberto Fico la regola del doppio mandato, almeno a livello locale, può dirsi superata. Secondo Fico: “È giusto terminare il lavoro” per amministratori e sindaci. Anche lui non sarebbe più ricandidabile in parlamento secondo lo Statuto Cinque Stelle.